I Fujiiro nascono nel 2026 a Firenze dalle ceneri dei Malva, progetto alternative attivo dal 2019. La band costruisce un suono difficile da incasellare, sospeso tra psych rock contemporaneo, cantautorato visionario e sperimentazione, con influenze che spaziano da King Gizzard and the Lizard Wizard e Queens of the Stone Age fino a Iosonouncane e Verdena.
Il loro debutto Tra mandrie e stormi hai un déjà vu è un album di sette brani che attraversa psych rock, new wave, folk e cantautorato, raccontando il conflitto interiore di un individuo sospeso tra desiderio di appartenenza e bisogno di evasione. Un disco irrequieto e stratificato, costruito tra immagini simboliche, tensioni emotive e continue trasformazioni sonore.
Il disco evita strutture semplici: è stata una scelta consapevole?
Spontaneamente facciamo fatica a chiudere un brano in una struttura semplice, pur partendo dalla forma canzone. In più, questo disco è stato autoprodotto e siamo finiti in un folle processo di continuo ripensamento degli arrangiamenti e delle strutture anche in fase di pre-mix. Questo ha reso tutto spesso contorto anche se, per noi, rappresentativo.
Come lavorate sulle dinamiche tra tensione e sospensione?
Ci piace che ogni brano abbia diverse sfumature, spesso anche opposte fra loro all’interno. Quindi puoi trovarci momenti schizoidi alternati da meritati momenti di pace. Non è un processo deciso a tavolino e segue il sentire del brano stesso.
Quanto conta l’improvvisazione nel vostro processo creativo?
Moltissimo. Sia nel momento creativo embrionale che in seguito. È dall’equilibrio precario fra razionalizzazione e guizzo improvvisativo che è nato il disco
Il tema dell’identità è centrale: come lo avete sviluppato?
Il disco deriva da un periodo di concatenazione astrali, fra crisi private intime e crisi sociali planetarie (vedi il periodo pandemico e post pandemico). Da lì l’incedere tortuoso è diventato inevitabile, la ricerca verso qualcosa di indefinito che ricerca concettualmente l’io narrante del disco è stata anche la nostra. In questo sta la nostra identità. Consequenzialmente è derivata anche l’identità estetica.
Che ruolo ha la psichedelia nel vostro linguaggio?
Beh, siamo ammiratori della scena psichedelica rock, sia degli anni 60 e 70 che del periodo attuale. Ci ha sicuramente influenzato a livello sonoro. La psichedelia ha anche a che fare con l’esplorazione e l’espansione della propria coscienza, se vuoi a un livello spirituale, mistico. Questo è molto importante nel disco
Cosa vi aspettate dalla reazione del pubblico?
Ci aspettiamo che questo disco arrivi gradualmente. Non seguendo proprio l’immediatezza tipica dei nostri tempi. Pensiamo che possa colpire e conquistare lentamente.

