Human Tapes: il bisogno di dare forma alle emozioni è più forte di tutto

human tapes

 Impronte è il nuovo disco degli Human Tapes: otto pezzi che si muovono tra soul e r&b contemporaneo. Ecco la nostra intervista con la band.

Impronte parla molto di memoria e identità: c’è una paura che avete lasciato dentro questo disco?

La musica ci aiuta ad affrontare e spesso a superare le nostre paure. Scrivere significa esporsi, mostrare un punto di vista personale, mettersi a nudo. E questo fa paura, perché vuol dire accettare di essere vulnerabili. Però il bisogno di comunicare, di dare forma a certe emozioni, alla fine è più forte di tutto il resto.

In Impronte c’è sicuramente la paura di sentirsi fragili, ma anche la consapevolezza che non ci sia nulla di sbagliato nel non essere perfetti, nel provare nostalgia o insoddisfazione. Trasformare queste emozioni in musica ci aiuta a comprenderle meglio e a interiorizzarle. E allo stesso tempo speriamo che chi ascolta possa ritrovarsi in queste emozioni, sentirle più vicine e capire di non essere solo nel provarle.

C’è stato un momento durante la lavorazione dell’ep in cui avete capito davvero che il progetto aveva trovato la sua forma?

Questo ep ha avuto una storia molto lunga. I brani hanno quasi vissuto un percorso al contrario, un po’ come Benjamin Button: prima sono stati suonati dal vivo, poi modificati nel tempo; alcuni hanno persino cambiato lingua. Solo dopo, insieme ai nostri produttori, abbiamo dato loro la struttura definitiva e la forma che si può ascoltare oggi.

Quando siamo entrati in studio avevamo già le idee abbastanza chiare grazie a tutto il lavoro fatto in preproduzione, ma il momento in cui abbiamo capito davvero che il progetto aveva trovato la sua identità è stato alla fine della settimana di registrazione. Riascoltando tutto, abbiamo sentito che quei brani avevano finalmente raggiunto la loro maturità e la loro forma definitiva, ed è stato un momento molto forte per noi.

Quale canzone dell’ep vi rappresenta di più in questo momento della vostra vita?

Tra tutti direi Ladro, sia perché rappresenta a pieno anche lo stile grafico che abbiamo voluto dare all’intero ep, con i riferimenti alla saga di Lupin, sia perché questo brano trae ispirazione da Yasuo, un personaggio del film Lupin III Red vs Green. Racconta il tormento interiore di una persona che si sente invisibile, inadeguata e con un disperato bisogno di essere vista e compresa.

In parte ci sentiamo anche noi così: sospesi tra sogno e realtà, sempre alla ricerca di un cambiamento e di una versione migliore di noi stessi con il forte desiderio di sentirci finalmente vivi, liberi e davvero compresi.

Vi capita mai di rileggervi nelle canzoni anni dopo e scoprire significati nuovi?

Assolutamente sì. La cosa meravigliosa della musica è che resta sempre aperta alla libera interpretazione, anche per chi l’ha scritta. Ogni ascolto è influenzato dallo stato d’animo, dalle esperienze vissute e persino da come è andata una singola giornata.

Noi stessi cambiamo continuamente: ogni giorno siamo persone leggermente diverse rispetto al giorno prima. E di conseguenza anche le canzoni cambiano insieme a noi. A distanza di anni ci capita di riascoltare un brano e trovarci dentro significati nuovi, emozioni diverse o dettagli che magari, quando l’abbiamo scritto, non avevamo nemmeno realizzato fino in fondo.

Outro chiude il disco senza parole: ci sono emozioni che secondo voi la musica riesce a raccontare meglio dei testi?

Decisamente sì. La musica e le parole sono due linguaggi diversi: possono convivere perfettamente, ma a volte la musica riesce a comunicare emozioni che le parole limiterebbero o non riuscirebbero a spiegare fino in fondo. Ogni tanto c’è bisogno anche del silenzio, di uno spazio in cui semplicemente lasciarsi attraversare dalle sensazioni.

Outro nasce proprio con questa intenzione. Dopo tutto il percorso emotivo raccontato nei brani precedenti, volevamo un finale che lasciasse respirare l’ascoltatore, dando il tempo di assimilare ciò che era emerso lungo il disco. È una sorta di momento contemplativo, in cui le emozioni restano sospese e continuano a parlare anche senza bisogno di parole.

Qual è il brano che dal vivo cambia completamente rispetto alla versione in studio?

Tra tutti direi Fine Estate. Dal vivo ci piace enfatizzare ancora di più il suo carattere etnico e afrobeat che nella versione studio è invece molto educato e contenuto. Sul palco, lasciamo che sia soprattutto il ritmo a guidare il brano, rendendolo più istintivo e coinvolgente, con poliritmie e strumenti che dialogano tra di loro. Ma per capire davvero di cosa stiamo parlando e viverne pienamente l’energia, dovreste venire a uno dei nostri prossimi live, vi aspettiamo.

Quanto il passaggio all’italiano ha cambiato il vostro modo di comunicare?

Ha cambiato tantissimo il nostro modo di comunicare. È stata una scelta che ci ha aperto nuovi orizzonti, permettendoci di esprimerci in maniera più diretta, personale e sincera, creando anche una connessione più forte con chi ci ascolta.

Come diciamo spesso, l’italiano per noi è stato un vero atto di coraggio e autenticità. Ci ha messi più a nudo, ma proprio per questo sentiamo che oggi rappresenti davvero chi siamo, e crediamo sia una scelta a cui non rinunceremo più.

Dopo Impronte, qual è la prossima impronta che volete lasciare?

Questo ep per noi non segna un capolinea, ma un punto di partenza. Abbiamo tantissima voglia di suonare dal vivo e lasciare negli occhi e nelle orecchie delle persone che avremo la fortuna di incontrare un segno autentico della nostra energia.

La prossima impronta che vogliamo lasciare è proprio questa: creare connessioni vere, far sentire qualcuno meno solo per tre minuti, e trasformare ogni concerto in qualcosa che resti addosso anche dopo l’ultima nota.
Se questo disco è la nostra impronta sulla carta, il palco sarà la nostra impronta sulle persone.

Pagina Instagram Human Tapes

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *