Dichiarano come riferimenti la new wave, il (o i) Pulp, parlano di liriche strutturate come poesie contemporaneee in italiano, e suonano veloce e diretto, salvo concedersi qualche divagazione qui e là: i Vanbasten (evidentemente affascinati anche dal calcio e dal calciatore più citato nell’indie italiano di questo decennio) pubblicano un ep omonimo da cinque tracce piuttosto bellicoso.
Vanbasten traccia per traccia
La prima traccia è Chewingum, ritmiche irregolari, chitarre che da marginali si fanno centrali, un cantato che, oltre a Jarvis Cocker, ricorda un po’
i Baustelle e un’aura leggermente vintage per tutto il brano. Ci si rifà a Springsteen, almeno nel titolo, con Come un killer sotto il sole, ma le analogie finiscono qui: il pezzo è rock’n’roll, ma con svariate deviazioni sonore e uno spirito complessivo piuttosto punk.
Si prosegue con il citazionismo con il titolo di Ragazzi di vita, ma anche in questo caso, di Pasolini nella canzone, poche tracce: sapori tex-mex che sfociano in un pezzo rock molto aggressivo, con retrogusti indie da metà anni Novanta (Tito & The Tarantula e giù di lì).
Si passa a Pulp, fervida e ricca di schitarrate, ma anche con buone linee di basso: il clima generale è un po’ “Sin City”, sia per i testi (che citano Tarantino) sia per le sonorità. La canzone di Verlaine rende esplicite anche le aspirazioni poetiche e maudit della band, sempre con un background di chitarra piuttosto affilata.
Qualche piccolo aggiustamento sarebbe necessario a livello di mix e di cantato (per evitare un effetto che alla lunga potrebbe risultare un po’ parodistico) ma le qualità dei Vanbasten saltano all’occhio anche in questo breve assaggio, ricco di personalità.

