I Light in The Sky sono una band che si è formata a Genova quasi dieci anni fa, da un’idea di Lorenzo Vassallo, chitarra solista e voce della band, insieme a Teodoro Chighine, batterista e Tony Randello bassista. Recentemente si è unito alla band il chitarrista ritmico Massimo Cartagenova.
I Light in The Sky, o LiTS, hanno iniziato un percorso che li ha portati a mescolare le diverse influenze musicali dei singoli membri, che spaziano dai Pink Floyd ai Joy Division, dall’hard rock al punk, passando per il pop-rock e l’alternative rock anni ’90, in un processo di continua sperimentazione e ricerca del suono. Revolution è il loro nuovo disco, e noi li abbiamo intervistati.
Qual è la storia dei Light in the Sky?
La storia dei LiTS inizia alcuni anni fa dall’incontro tra Lorenzo Vassallo, Teodoro Chighine e Tony Randello, e dà il via a un percorso di amicizia e collaborazione musicale, che sebbene in un primo momento sia improntata su una dimensione per lo più live dove si dà ampio spazio anche alle cover, ha fin da subito l’obiettivo di arrivare a comporre dei brani inediti, fino ad arrivare circa due anni fa alla decisione di concretizzare il materiale accumulato in questi anni dando vita a Revolution.
“Revolution” è un titolo importante. Da cosa nasce?
Abbiamo scelto questo titolo perché incarna il grande desiderio di cambiamento interiore che è alla base del nostro percorso, musicale e non solo. Revolution è un viaggio attraverso tredici tracce/storie, nelle quali raccontiamo dal nostro punto di vista quello che è stato il viaggio di tutti questi anni alla ricerca di sé stessi, affrontando quel muro di paure, schemi e preconcetti che spesso impediscono di poter realizzare ed esprimere liberamente sé stessi, per poter attuare un profondo cambiamento, ovvero una piccola ma grande rivoluzione interiore.
Ci potete raccontare come sono andate le lavorazioni del disco?
La lavorazione del disco è stata un percorso lungo e difficile, ma dall’altro lato anche estremamente affascinante e interessante, in quanto ci ha permesso di confrontarci con quanto effettivamente stia dietro alla lavorazione di un album, e allo stesso tempo ci ha dato l’opportunità di collaborare con professionisti del mestiere quali il Maestro Gianni Serino in fase di produzione o il Drum Code Studio per il mixing e il mastering finali.
Il disco racchiude brani scritti nel corso del tempo oppure è la fotografia di questo momento?
Be’, quasi tutti i brani sono di composizione recente, ma in un certo senso potremmo dire che questo disco è la fotografia del percorso di crescita personale ed artistica di questi anni ma guardata con gli occhi di “oggi”.
Come nasce “Taxi Driver”? Ci sono riferimenti a Bob De Niro?
Taxi Driver ha fin da subito avuto una sonorità che richiama atmosfere molto “urban”, e siccome Revolution è stato concepito come una sorta di viaggio, abbiamo ritenuto che la figura che meglio potesse condurci lungo appunto questo viaggio, fosse quella del tassista.
Il Taxi Driver, soggetto in un certo senso un po’ criptico e oscuro, incarna infatti molto bene l’immagine di “Caronte”, colui che traghetta, in un certo senso, le anime, creando una sorta di legame con il proprio passeggero, percorrendo insieme a lui un tratto di strada, e di vita. In questo, a nostro vedere, richiama decisamente il personaggio di De Niro e le atmosfere del film.
Che cosa si può aspettare chi viene a vedervi dal vivo?
A noi piace vivere i live come momenti di condivisione, in cui il pubblico non sia distante ma in un certo senso sul palco insieme a noi. Per questo mettiamo sempre tanta energia nei nostri concerti per cercare di coinvolgere il più possibile chi viene a sentirci.

