Con l’aiuto del percussionista Giò Di Donna e di altri amici, Danilo Vignola pubblica Ukulele Revolver. Il musicista, insignito del premio per il miglior musicista di ukulele elettrico nel 2010, presenta tredici brani che presentano il suo strumento alle prese con atmosfere molto differenti e in coabitazione con sonorità sorpendenti.
Il brano di apertura, Dancing on a Spanish poetry, ci catapulta in un universo latino, con lo strumento di Vignola che rivaleggia con l’agilità digitale dei migliori chitarristi di flamenco.
Rumbita ci mantiene per lo più nello stesso mondo di riferimento, accelerando di quando in quando. A waltz is forever rimane in ambiti acustici, percorrendo una strada morbida.
Pollicino’s dance è tra i brani più curiosi del disco, visto che contiene, a panino, tra due graziose melodie popolari, un inserto che sembra rubato a un disco degli Yes (suonati però da un gruppo metal).
Thrill of happiness scorre via con grazia lungo il proprio minuto e mezzo o poco più, mentre Sorsi include il pianoforte, ma anche l’hammond e la chitarra elettrica, in un brano piuttosto lungo che attraversa varie fasi e che in origine apparteneva agli Ethn’n’roll, cioè la formazione di provenienza di Vignola.
Vi cumm abball bbell (cover strumentale dei tarantolati di Tricarico) presenta il brano di carattere tradizionale con alcuni effetti elettrici che rompono la tradizione.
Black Daddy, presentata come una jam session su un brano degli Smooth Streets Project, si tuffa a capofitto in un mondo jazz/smooth jazz con assoli e una più che discreta libertà di esecuzione.
Purple Swan ospita Martin Cockerham, leader degli Spirogyra e pioniere dell’ukulele, per l’unico brano cantato del disco. La breve Jam with me offre spazio al virtuosismo.
Stairway to Good Wine non è una parodia dei Led Zeppelin ma è un brano che si muove in un ambito forse più zappiano, mentre Gino’s Wine, che pure permane in ambito enologico, cambia le frontiere e si manifesta in modo più sereno.
Si chiude con Oriental Wood, che chiude con delicatezza un disco che ha saputo regalare emozioni anche molto differenti.
Il progetto è singolare e naturalmente pensato per gli appassionati: tuttavia anche chi non è aduso al suono dell’ukulele elettrico può trovare spunti notevoli, oltre che abilità strumentistica sopraffina, in questo album.
