Un disco importante, sia perché è il terzo, quindi “il” momento di svolta nella storia di una band, sia perché è notevolmente riuscito: gli Amycanbe hanno pubblicato di recente Wolf (qui la recensione). E noi li abbiamo intervistati.
Qualcuno dice che il terzo album sia anche il più difficile: per voi è stato così? Avete incontrato difficoltà oppure è filato tutto liscio?
Assolutamentissimo sì. Non nascondiamo a nessuno che questo album ha avuto un parto travagliato a dir poco: cambi di formazione, pause forzate nelle registrazioni, brani scartati e mai ripresi…
Ma siamo contentissimi di aver continuato a crederci con grande ostinazione, perché ci sta dando delle soddisfazioni.
Potete spiegare titolo e concetti base del disco?
Il titolo è di Francesca… mentre il doppio senso è venuto dopo, mentre Marco stava curando la grafica della copertina…
Wolf.. la ferocia, la paura dell’ignoto, dello sconosciuto… ma anche Flow… il lasciar fluire le cose cercando di dargli una forma..lasciarsi travolgere.
In qualche brano l’atmosfera cambia in modo totale da metà in avanti (penso soprattutto a I Pay e Bring Back The Grace): gusto per la sorpresa oppure era proprio il brano a richiedervi un cambio di passo?
I brani sono nati in periodi diversi e alcuni rimaneggiati 3/4 o più volte… quasi come se stessimo remixando noi stessi (spesso infatti l’arrangiamento è venuto non suonando ma “giocando coi Lego e i blocchetti” sul computer), ed è così che a volte ci si lascia prendere la mano… e i finali diventano quasi uno sfogo.
Una curiosità: perché avete inserito brani con titoli in italiano? Quali sono le idee base di Grano, Febbraio e Orata?
E’ molto più semplice e banale di quanto uno possa immaginare: quando i pezzi nascono le bozze hanno sempre nomi assurdi (spesso in italiano) che ricordano o il momento/episodio in cui sono nati, oppure in maniera onomatopeica il suono del pezzo stesso (credo ci sia un provino che si chiama Ndundundudndu) .
Roger O’Donnell, tastierista dei Cure, ha remixato la vostra Heal. Che sensazioni vi ha provocato?
Sensazioni sicuramente bipolari.. ahah.. all’inizio non ci fece impazzire.
L’approccio a Roger è stato un mix di fortuna e azzardo: un nostro caro amico che ci aiuta nella comunicazione/produzione/promozione è un grande fan dei Cure e aveva scritto a O’Donnell ai tempi del primo album/ep per avere alcuni consigli e feedback, e Roger si è offerto in maniera spontanea di remixare quel pezzo perché gli era piaciuto particolarmente.. e ripensandoci ora è stato di una gentilezza rarissima…un vero “Lord”.
