Boban: ascoltare per sentirsi meno soli

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Volatile è il nuovo disco dei Boban. Sette canzoni viscerali, scure, ma dai colori caldi. La band di Milano affronta temi attuali con disillusione. Ecco la nostra intervista.

Ciao, raccontateci come nasce Volatile. I testi oscillano tra nevrosi metropolitane e leggerezza surreale. Quanto Milano è presente nella scrittura e come la città influenza la vostra musica?

Volatile è un disco intimo e politico. I cui testi sono nati camminando per le strade di Milano che è parte integrante della nostra musica. Io ci sono nato e cresciuto. Ci vivo. È dentro di me. Ne sente le nevrosi, ne metabolizzo i suoni. Anche io cammino svelto per le strade della città. Prendo il tram, che è un mezzo che sferraglia, ma incredibilmente poetico. 

Dal punto di vista sonoro è un disco stratificato, non è immediato, da primo ascolto. Ha bisogno di tempo per essere scoperto nei suoi dettagli. Ma è musica viva, che pulsa.

Qual è il brano che è stato più ostico da scrivere e perché? Mentre quello che nato con più semplicità?

Loop 45 è quello che ci ha preso più tempo. Una volta manipolato il loop su cui si regge, il testo è nato di getto, ma trovare l’equilibrio nella stratificazione dei suoni è stato molto complicato. Siamo molto contenti del risultato finale. E’ stato un viaggio.

Sotto un cielo topazio è stato il più immediato: Ringo mi ha mandato il suo arpeggio di chitarra via whatsapp. Io me lo sono messo in cuffia e camminando dal centro di Milano verso la periferia in cui vivo ho scritto il testo. 

Dall’esordio del 2015 a oggi, la band è passata attraverso pause, nuove formazioni e un’evoluzione sonora. Quali tappe sentite più significative nel vostro percorso?

Guardando indietro ci sono diversi momenti chiave, dopo il primo disco del 2015 eravamo carichi e nel 2016 ne avevamo registrato un altro, ma poi la vita ci ha portato altrove. Quel disco è rimasto nel cassetto e io, Ringo e Masa ci siamo salutati. Forse è stato un bene. Venivamo da quasi 20 anni di musica su e giù dal palco con diverse band. Ci siamo presi una pausa restando sempre in contatto.

Poi ognuno ha suonato in altri progetti, ma nell’estate del 2022 Ringo mi ha chiamato e mi ha detto: “ho due bozze in testa, le registriamo?” Sbam! La scintilla!

Anche quei due pezzi sono rimasti nel cassetto, ma la macchina era ripartita e in men che non si dica ci siamo trovati nel nostro basement a suonare i pezzi di Quater, arrangiato e registrato in quattro giorni nel gennaio del 2023, scambiandoci gli strumenti. Lì abbiamo capito che potevamo andare avanti in due, non ci siamo più fermati. E non abbiamo intenzione di farlo.

L’etica DIY è sempre stata al centro della vostra identità. Quanto è difficile mantenere questa indipendenza nel panorama musicale odierno?

Anche se gli anni passano e tutto cambia, nell’approccio alla musica rimango un vecchio punk. Penso che il DIY sia l’unica strada per rimanere autentici (a ogni livello). O almeno provarci.

Al netto delle fatiche c’è anche un’altra cosa che mi piace molto. Questa sorta di indipendenza artistica ci consente di mantenere una dimensione artigianale e umana nel nostro modo di fare musica e in questo approccio mi sento a mio agio. Ci credo molto, ancora oggi.

Milano è spesso protagonista dei vostri dischi, ma sempre lontana dai cliché turistici. Come vivete la città e cosa vi ispira maggiormente della sua realtà quotidiana?

Milano è una bellissima città che però ti logora. Ti centrifuga. Amavo la sua bellezza discreta, nascosta, laboriosa e mai ostentata. Ora è più instagrammabile, ma ha perso il contatto con chi ci abita e, soprattutto, con le periferie.

A volte provo a “inseguire” quel che resta della sua anima popolare mentre la vedo cambiare. Ma non è facile. In questi ultimi dieci anni il cambiamento è diventato sinonimo di diseguaglianza sociale. Questo mi ferisce e mi fa incazzare. Poi vedo i piccioni e sorrido. O meglio, ci rido su. 

Il vostro pubblico oggi come si è evoluto rispetto agli esordi? Come vi piace immaginare i fan che vi ascoltano?

Nella prima fase dei Boban, dopo un concerto una ragazza e il suo ragazzo si erano comprati un cd. Dopo qualche giorno mi scrissero che ascoltandoci si sentivano meno soli. Ecco, a me piace immaginare che chi ascolta i pezzi dei Boban si possa sentire così.

Pagina Instagram Boban

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