Si intitola Meccanismi e Desideri Semplici il quarto album in studio dei Devocka, in uscita per Dimora Records con distribuzione New Model Label. Il nuovo lavoro della band ferrarese è un disco di canzoni dure, fra noise, post-punk e post-hardcore.
Attivi dal 2006 i Devocka sono giunti alla quarta uscita dopo un periodo di stasi e una lunga gestazione: sei anni in tutto dal precedente La Morte del Sole (2012), con tanto di cambio di line-up e ingresso al basso di Alessandro Graziadei.
Devocka traccia per traccia
Si parte subito a ritmi alti con Storia senza nome, rock senza compromessi con sapori new wave (soprattutto per “colpa” della chitarra) ma anche con un cantato declamatorio che fa riferimento a tutta la tradizione dai Massimo Volume in qua.
Bestemmia alza le schermaglie sonore fino a livelli noise, con il risultato di rendere parti del testo quasi inintelleggibili, ma anche di trasmettere sentimenti di collera intensa e desolazione.
Si parla sempre di e con Dio (e non sempre benissimo) con Maledetto, canzone da corsa ma con qualche passaggio all’oscuro (spesso si tratta di passaggi all’oscuro all’interno di un’oscurità più generale, nel corso del disco). Il pezzo è più “cantato” e sul finale, anche urlato.
A proposito di oscurità, Lezione a memoria fa un passo ulteriore verso il baratro con atmosfere che fanno riferimento alla dark wave anni Novanta, tra elettricità e desideri striscianti.
Questa distinzione parte con calma ma prende fuoco in fretta, composta com’è di elettricità e materiali infiammabili. Musicalmente più morbida, Un bacio cieco e interminabile è un brano abbastanza interlocutorio.
Siamo già finiti riporta in atmosfere più dure, anche se con un che di evocativo e di sfuggente all’orizzonte. Arriva poi Nel vortice, canzone da battaglia, con il recitato che si fa serrato e intenso, anche per stare al passo con sonorità molto rumorose.
Si rimane in mezzo alla battaglia con la breve Ultimatum di un errore. Le atmosfere new wave tornano padrone del campo con L’apice del masochismo, altro pezzo tirato che conduce fino a L’imbecille, che chiude su atmosfere inquiete e talvolta esplosive.
Disco significativo, ben scritto e ben suonato da parte dei Devocka, che mettono insieme maturità e ispirazione per un disco duro, crudo ma anche molto puro.

