“Die Option”, The Maniacs: la recensione #TraKs

E’ uscito Die Option, il terzo e nuovo disco del power trio milanese The Maniacs (Riccardo Danieli – voce e chitarra, Davide D’Addato – batteria e Cisco Molaro – basso). Dopo i due lp (“The Maniacs” – 2009 e “Cattive Madri” – 2012) prodotti da Olly Riva (Shandon, The Fire, Rezophonic) e due ep autoprodotti (“Maniac Mansion” – 2008 e “Material” – 2010) la band si è affidata per la produzione artistica del disco a Massimo Guasconi, compositore ed ex insegnante della Civica di Milano.

Si comincia con una robusta ma plastica Shelter, che porta con sé sonorità sul limite del vintage. Summer è contrassegnata da suoni di provenienza più british, alcuni dei quali beatlesiani, ma stesi su una tavolozza variopinta e dalle trame differenti.

Cori e chitarra gli elementi distintivi di Ahoy!, almeno sulle prime. Ritmi alti e quasi danzerecci su Nothing at all, brano disinvolto e accattivante. Black Parrot torna a proporre suoni robusti, vicini a idee hard rock, su ritmi non aceleratissimi. Velocità a tratti maggiore, ma atmosfere più oscure in The Liars, che si gioca tutta su un’alternanza di luci improvvise e tunnel al buio.

Ritmi molto veloci e senza compromessi per Holland park, che tende a non prendersi troppo sul serio. Molto più solenne al contrario A Girl Called Sunshine, con tastiere e una batteria che punteggia i crescendo.

Si torna a giocare un po’ con i suoni in Phoenix, che ha ritmi alti e chitarre in evidenza, anche se anche qui l’hammond si fa sentire. Wonderland apre su sonorità elettroniche per virare su un blues-funk piuttosto articolato.

Dear Lennon (War it’s never over) si permette di giocare addirittura con il santino dell’ex Beatle, benché le sonorità siano più contemporanee. Si chiude con la contraddizione, con suoni appesantiti, di Free as a Slave, che ha un finale particolarmente ragionato.

Il disco è molto fresco e non cade nella tentazione di ripetere all’infinito le formule che funzionano: anzi si apprezza come cambino spesso e con generosità gli orizzonti sonori. Nonostante un’indole che punta verso il pop, la band mostra di gradire anche qualche variazione sul tema, e di saperla reggere perfettamente.

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