Gli Esera proseguono il proprio percorso nell’alternative rock con il doppio singolo Purificami / Male Muse, un dittico che mette in scena la contraddizione come materia sonora e narrativa. I due brani si muovono su un asse comune, ma adottano linguaggi differenti per affrontare temi speculari: l’oppressione, la resa, il desiderio di liberazione e quello, altrettanto radicale, di dissoluzione.
L’idea di fondo è quella di una liturgia laica, in cui carne e spirito convivono senza trovare una sintesi pacificata. Purificami / Male Muse non offre risposte, ma costruisce un ambiente emotivo teso, in cui il conflitto diventa struttura e non semplice contenuto.
“Purificami” e la violenza del rito
Purificami rilegge un componimento di origine ecclesiastica e lo svuota della sua funzione originaria, trasformandolo in una nenia disturbata e corrotta. Il riferimento al rito non è consolatorio, ma inquieto: la preghiera perde la propria dimensione salvifica e si fa veicolo di una violenza ideologica che attraversa tanto il linguaggio quanto il suono.
Le chitarre e i ritmi serrati interrompono ogni possibile sospensione mistica, imponendo una dinamica che richiama la marcia dell’oppressore. La tensione non si risolve, ma resta costantemente in bilico, restituendo l’immagine di una libertà invocata e subito negata. Anche la musica, come il testo, appare in tumulto, incapace di trovare una forma stabile.
“Male Muse” e l’estasi della perdita
Male Muse si colloca su un piano diverso, più notturno e ipnotico. Qui il ritmo diventa elemento centrale, una cassa dritta che scandisce il tempo come un mantra ossessivo. L’elettronica assume una funzione rituale, accompagnando un abbandono che non cerca giustificazioni né giudizi.
Il brano parla a chi sceglie di spegnersi temporaneamente, di sospendere il dolore affidandosi alla ripetizione e al movimento. I corpi, evocati come presenze collettive, si muovono nel buio in modo convulso ma sincronizzato, trasformando la perdita di controllo in una forma di comunione effimera.

