Fargas, “Lei ha una pistola”: la recensione

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Lei Ha una Pistola è il quarto e nuovo album dei Fargas in uscita su etichetta Private Stanze, edizioni musicali Ala Bianca. Luca Spaggiari si mette a nudo in questo nuovo progetto, dando maggior risalto ai testi ermetici in cui, per la prima volta, l’amore diventa protagonista.

La cover dell’album rappresenta la bisnonna dello stesso Spaggiari: una donna di altri tempi, vittima purtroppo di una struggente storia d’amore durante la seconda guerra mondiale. Il disco è stato registrato parzialmente dal vivo al Teatro Vittoria di Pennabilli, un piccolo teatro dei primi del ‘900 con una particolare acustica, e negli studi di Private Stanze. Vede ospiti come Enrico Molteni (TARM) , Carmine Torchia, Renzo Picchi.

Fargas traccia per traccia

Si parte con A lungo, una traccia che ha dinamiche asimmetriche, con qualche idea indie pop che si appoggia su strati elettrici. Armatore si regge sul lavoro del basso, oltre che naturalmente sulla voce di Spaggiari, particolarmente in evidenza in questo caso.

Distanze potrebbe far riemergere i paragoni per il timbro vocale con Rino Gaetano, ma la scrittura di Spaggiari ormai ha uno stile e una personalità del tutto proprie e spiccate, soprattutto in pezzi “urlati” ma molto strutturati e ben scritti come questo.

Si passa a cantare sottovoce con E Ci Rimase Male, discorso narrativo con tratti surreali, appoggiato su un background sonoro molto morbido. Si resta su temi soft anche con ORE 8, con chitarra acustica e un cantato molto sommesso. La coda del brano mostra una tessitura strumentale fitta.

Ossigeno si mostra particolarmente ricca di immagini poetiche (come quella del ricovero nel “reparto grandi sogni”) e anche romantiche. Popolari Animali torna a ruggire, con un giro che si trasforma in un loop (e in un attacco a Mogol, dettato da ragioni non chiarissime).

Re si colloca in mondo tra la surrealtà e il West, con l’ermetismo del testo in particolare spolvero. Ricompensa torna al morbido, con un tracciato lento e soffuso.

Ultimo ballo sulla Luna ha colori notturni ma non per questo non decisi. Si chiude con Vacuità, brano particolarmente elettrico e piuttosto struggente, come a voler terminare il disco su una nota di rimpianto.

In un album di un non esordiente si cercano sempre conferme e crescita, e Fargas/Spaggiari riesce a regalarne a ogni episodio. Qui, alla qualità alta già riscontrata nei dischi precedenti, si aggiunge la possibilità di scrivere in modo intimo senza uscire mai dal seminato.

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