Fuori su Soundcloud e Youtube Dopamina, il nuovo album di Filippo Poderini. Esattamente un anno dopo il debutto della title track, il cerchio si chiude. Dopo un lungo percorso che ha visto ogni brano emergere come un’entità singola — sedici tracce, sedici storie— Dopamina trova la sua forma definitiva.
Non è più solo una sequenza di singoli, ma un’esperienza immersiva. Un concept album la ricerca incessante di quel neurotrasmettitore che muove ogni nostro desiderio, e tutte le cose che succedono durante la ricerca.
Filippo Poderini traccia per traccia
Si parte da Dopamina, title track e singolo dalle sonorità elettroniche e una certa aria cupa. Il beat si fa d’improvviso accelerato. Con Sete lo schema non è dissimile, con una linea vocale che rimane per lo più sott’acqua e qualche tratto urban in più.
Ci sono molte domande e molte considerazioni che si affollano nell’incipit di Perché rimani, con un feat. piuttosto enfatico di Giorgio Canali. L’ambiente sonoro si conferma sintetico e percussivo.
Atmosfere più tranquille quelle di Body Count, piuttosto fitta di rime ma con spirito malinconico. Voce e chitarra per una tristissima Le città termali, descrittiva, geografica e sentimentale.
Altro feat. quello, abbastanza sorprendente, con Young Signorino in Tutto storto, pezzo abbastanza ambiguo e con una tensione crescente importante. Cresce anche la depressione, benché i ritmi siano quasi da discoteca.
Ci sono cassetti da non aprire in Sostanze, scomposta e sregolata per quanto riguarda i ritmi, piuttosto sofferta per parole e concetti. Va alla ricerca di colpevoli Potpourri, altrettanto scomposta ma animata da una sorta di corrente ascensionale.
Percorsi molto essenziali e languidi quelli lungo i quali si muove Non sbaglio mai, che viaggia in acustico e si costruisce attorno alle linee vocali. Ecco poi Cande, che partecipa a La serata hardcore, che torna su ritmi concitati e su umori più oscuri.
Un po’ più calata in sonorità r&b, ecco poi invece Basterebbe una parola, titolo quasi evangelico per un brano dai passi ragionati (ma dalle congregazioni di parole concitate).
C’è Maestro Pellegrini a duettare su Limpido, che fa entrare un po’ di chitarra e lascia aperta la porta su un cantautorato almeno parzialmente indie. Parte minimale e poi si riempie di sensazioni Diorama: “Io non sono Brunori/per lui è diverso”, dice il brano. Anche se non si capisce bene in che senso.
Si sparano poi Colpi a salve, con il battito in evidenza e tutto il resto che si muove quasi sottovoce. Argilla scolpisce un altro brano doloroso, quasi urban, con barre piuttosto fitte. A chiudere ecco L, altro brano desolato e sparso su orizzonti vasti e disperati.
Lavoro molto interessante e ricco di ottimi featuring quello di Filippo Poderini, che si aggira su sonorità sintetica conferendo ai brani sentimento e passione grazie a un cantato spesso sofferto.

