g.em, “Corponuovo”: la recensione

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La cantautrice e polistrumentista g.em ritorna con “Corponuovo”, il suo primo ep in uscita su tutte le piattaforme digitali per l’etichetta Brutture Moderne. 

I quattro brani dell’ep formano un arcipelago di generi (si spazia dal latin, al pop, al cantautorato, all’elettronica) e momenti di scrittura, emersi dall’incontro con nuovi spazi, lingue e radici musicali. Un lavoro che si muove tra scrittura intima e nuova ricerca sonora, il corpo come luogo di memoria e trasformazione e la volontà di ridefinirsi in un legame collettivo.

Sulla scena dal 2019, g.em ha costruito negli anni un linguaggio personale che unisce canzone d’autore, poesia e suggestioni sonore contemporanee. Il suo percorso si è sviluppato tra concerti in Italia e all’estero, performance democratiche in strada e collaborazioni artistiche, dando forma a un’identità espressiva delicata e in costante evoluzione. 

Con Corponuovo, g.em invita a fermarsi e prendersi il tempo necessario per creare ed esplorare i propri orizzonti, al di là delle convenzioni che ci impone il mercato, un lavoro, la società che va sempre più veloce e dimentica il valore del percorso a favore del risultato.

Creare un corpo nuovo è un processo lungo, che non s’interrompe al bussare della vita che spinge in altre direzioni. Creare questo mio corpo nuovo mi ha richiesto tanta fiducia – nei suoni che sentivo giusti, nel provare qualcosa per la prima volta e, soprattutto, in me stessa. Piano piano, a volte veloce e a volte impercettibile, il movimento continuava, il corpo si faceva e si disfaceva, lasciandomi ora entusiasta delle mie nuove gambe, ora malinconica, stanca di dover imparare di nuovo a camminare e pronta a lasciar perdere. Con il tempo, però, si faceva più forte, più pieno, più fluido – il mio corpo nuovo è il frutto di un cambiamento dall’io al noi, in uno slancio che scopre nuove parti di me e le armonizza con il resto con gioia, quella che esplode forte come nella foto di copertina. Con questo EP mi presento completamente al pubblico e porto il mio modo di fare musica: non tanto per le classifiche glam, ma per connettersi al mondo e agli altri con cura

g.em traccia per traccia

Avvio molto morbido dell’ep con Manifesti, che accumula immagini e ricordi, prima soltanto con voce e chitarra, poi aggiungendo strumenti via via. Il mood è calmo ma positivo, con qualche pizzico di nostalgia bilanciato da una spinta verso il futuro comunque positiva.

Molto ritmata ecco poi Muy Poca Terra, nervosa e inquieta: inserti in spagnolo in un tessuto morbido ma non privo di momenti pungenti.

Umori molto più cupi quelli che porta con sé Comete. Gli sguardi della gente nelle città di provincia può ferire e far venire voglia di scappare, a volte anche lontanissimo. Il pianoforte accompagna lungo morbidi declivi e verso una resa, che però non è una sconfitta.

Finisce un po’ troppo presto il lavoro, con Lea: ritratto femminile non privo di difficoltà, con estetica elettronica soffice ma tempestata di piccoli glitch.

La foto della copertina dell’ep è sfocata, ma al contrario la musica di g.em sembra perfettamente a fuoco, con un giusto equilibrio tra influenze esterne e istinti intimi. La creatività prende forme diverse, ma trova sempre la propria giusta misura, in un lavoro breve ma molto efficace.

Genere musicale: pop, cantautrice

Se ti piace g.em ascolta anche: Altea

Pagina Instagram g.em

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