Gemini: quella sensazione di pace che si prova con certe persone

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A mio agio con te è il nuovo singolo di Gemini: l’amore raccontato dalla prospettiva meno spettacolare e forse più complessa, quella della quiete. Il singolo, estratto dall’album Universi, si colloca come uno dei passaggi più raccolti del progetto, mettendo al centro un sentimento che non vive di eccessi ma di presenza, di silenzi condivisi e di autenticità quotidiana.

In un panorama pop spesso orientato verso narrazioni accese e conflittuali, Gemini opta per una scrittura misurata, costruita su immagini concrete e dettagli emotivi essenziali. L’amore descritto non è eclatante né tormentato: è riconoscimento, equilibrio, uno spazio in cui potersi sentire finalmente senza filtri. Una scelta che, proprio per la sua apparente semplicità, richiede precisione e consapevolezza narrativa.

All’interno di Universi, disco che attraversa diverse dimensioni affettive e identitarie, A mio agio con te rappresenta il punto della maturità emotiva: non più ricerca inquieta, ma accoglienza. In questa intervista, Gemini approfondisce la genesi del brano, il lavoro sulla parola e sulla produzione, e il valore – tutt’altro che scontato – di raccontare la serenità senza scivolare nella retorica.

A mio agio con te parla di un amore che non ha bisogno di rumore: quando hai capito che la semplicità poteva essere il vero centro emotivo di questa canzone?

Credo che la canzone sia nata proprio da quella sensazione di pace che si prova con certe persone, quando tutto sembra sincero anche nel silenzio. La semplicità è diventata il centro emotivo nel momento in cui ho realizzato che non era un amore “eclatante”, ma uno spazio in cui puoi stare completamente te stesso senza maschere. È lì che ho capito che il vero potere di questo brano stava nella delicatezza delle sensazioni, non nell’esplosività.

Nel disco Universi l’amore assume molte forme: dove si colloca questo brano nel tuo percorso personale?

In Universi c’è l’idea di esplorare molte dimensioni dell’essere e delle relazioni, e questo brano è il luogo in cui l’amore non è ricerca, non è tormento, ma è riconoscimento e tranquillità. Per me rappresenta il punto in cui ho imparato ad accogliere l’amore senza bisogno di giustificazioni.

Scrivere di serenità è spesso più difficile che raccontare il dolore: come hai lavorato sulle parole per non cadere nella retorica?

È vero, parlare di serenità è spesso più complesso che raccontare il dolore, perché il rischio di scivolare nella banalità è sempre dietro l’angolo. Questo brano nasce dalla penna di Giordano Spagnol, autore e compagno di viaggio con cui condivido una visione profonda della scrittura, e ha trovato la sua forma definitiva grazie al lavoro con Gerolamo Sacco, produttore dell’intero disco Universi.

Insieme abbiamo cercato di restare ancorati a immagini reali, a momenti concreti: piccoli gesti, silenzi, respiri condivisi. Più che spiegare la serenità, abbiamo provato a farla sentire, a raccontare cosa significa sentirsi davvero a casa dentro un’altra persona. È così che il brano è diventato vero.

Ti senti più protetto o più esposto quando racconti emozioni così quotidiane?

In realtà entrambe le cose. È protettivo parlare di qualcosa che conosci come un rifugio, ma allo stesso tempo è estremamente vulnerabile metterlo in musica e consegnarlo a chiunque voglia ascoltare. C’è una bellezza anche in quella esposizione: è come aprire una porta e invitare l’altro a sedersi accanto a te.

Cosa speri che resti a chi ascolta A mio agio con te dopo l’ultimo accordo?

Spero che resti un senso di calma, come se potessero riconoscere dentro di sé quella sensazione di essere compresi, accolti e in pace. Vorrei che chi ascolta possa portarsi dietro un frammento di quella tranquillità, e magari ricordarsi che l’amore più profondo non deve urlare per esistere.

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