Giovanni Ferrario Alliance, “Places Names Numbers”: la recensione

giovanni ferrario alliance Si chiama Places Names Numbers il nuovo album di Giovanni Ferrario, sotto il nome di Giovanni Ferrario Alliance, per WWNBB Collective. Il disco, dieci tracce estrapolate da una rosa di quasi trenta canzoni, è stato registrato in studi diversi e riflette i cambiamenti che nel tempo e grazie alle continue e numerose collaborazioni (dal 2008, oltre a essere stato chiamato a collaborare al disco di Pj Harvey e John Parish ‘A Woman a Man Walked By’, Giovanni ha suonato anche con Rokia Traorè per l’album ‘Beautiful Africa’) hanno arricchito il bagaglio artistico e umano dell’autore.

La realizzazione di Places Names Numbers, atteso per il 7 ottobre, è il risultato di una ricerca molto personale e dell’ottimo lavoro svolto insieme ad un gruppo di musicisti poliedrici, da qui l’aggiunta di “Alliance” al nome del progetto, a rappresentare l’inizio di un nuovo percorso.

Giovanni Ferrario Alliance traccia per traccia

Si parte da Sowejia, che apre l’album con un ritmo medio e con un cantato quasi spensierato, immerso in un rock fluido. Qualcosa di più acido si rivela in He Fell, figlia degli anni del britpop e dell’alternative rock. Bristol rallenta i ritmi, introduce tasti bianchi e neri, riflette un po’. Un drumming marziale apre Goose 4, che poi sceglie strade più soffici, melodiche e quasi “confidenziali”. Poi il brano si innerva di nuovo con il passare del tempo, finendo per scivolare via con sensazioni miste.

Sfumati i toni di Where to go che utilizza il falsetto e alcune atmosfere sintetiche morbide, accoppiate con una chitarra che emergere all’improvviso nella seconda parte del brano. Qualche tratto tex-mex si mostra in Oaxaca, che tra slide e incisi di chitarra si dimostra tra le più vive del disco. Si resta in terreni non troppo lontani con il sound di Brush, altra canzone “da frontiera”, soltanto un po’ più minacciosa.

Chitarra in buona evidenza anche per Wish 33rd, che dopo una lunga introduzione moderatamente allegra preferisce toni più oscuri, allungandosi su un finale psichedelico. Non sarà Bristol, ma anche Cecina si difende con un velo di malinconia prima omogeneo, poi scomposto e declinato su tematiche quasi jazz. Movimenti all’oscuro si materializzano anche in Costa, che chiude il disco ancora con qualche influsso jazz ma anche con qualcosa di evocativo che fa pensare ai King Crimson.

Un buon discorso, quello che intesse Giovanni Ferrario (anzi, la Giovanni Ferrario Alliance) all’interno di un disco dai colori diversi. Piacevole l’utilizzo di pennelli e di registri differenti, in un album che sa riservare numerose emozioni e numerosi spunti d’interesse.

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