A Hot Mess è il nuovo album del duo italo-brasiliano Hate Moss, in collaborazione con la storica etichetta bolognese Trovarobato dopo l’ep Mercimek Days uscito nel giugno scorso. Nato durante un lungo tour che ha toccato Sud America, Europa, Regno Unito e parte del Medio Oriente, il disco riflette le esperienze vissute da Ian Carvalho e Tina Galassi nella scena culturale alternativa, frutto di una dimensione musicale radicata nei centri sociali autogestiti e nella cultura DIY.
Prodotto in collaborazione con Pour Atom Oil — già al fianco della band nel precedente lavoro e produttore di artisti come Maria Chiara Argirò — l’album è un viaggio sonoro che attraversa generi diversi, dal trip hop all’electroclash, con influenze world e industrial, ed è stato scritto, registrato e mixato dal gruppo stesso, che ha potuto così mantenere il pieno controllo creativo in ogni fase del suo processo produttivo.
Hate Moss traccia per traccia
Dopo una schermaglia iniziale, ecco la voce che accoglie in una movimentata title track A Hot Mess, che apre il disco con modi spicci e percussioni pesanti e anche piuttosto sporche.
Passa all’italiano Bianca, che intreccia narrativa ed elettronica in un abbraccio stretto e anche piuttosto intimo. Tra filastrocca e fantascienza, la canzone prende forma battito dopo battito, a inseguire sogni prima di immergersi in una realtà molto meno dreamy.
Ecco poi l’altro singolo Mentiras, in portoghese, molto dinamico ma dal battito irregolare benché capace di investire in modo diretto e in faccia, tipo autotreno in autostrada.
Si consuma un Paradox poi, sempre a velocità sostenute, e con voce volutamente distaccata, mentre le ritmiche corrono e consumano il terreno. Più corale e quasi tribale Amor Sincreto, che lascia filtrare una certa tropicalità interna fino a esiti ballati e festosi.
Charon si muove tra glitch e piccole sensazioni, mentre un recitato dal sapore cinematografico si prende cura dell’ascoltatore. Molto più televisive le prime parole di Sette, che torna all’italiano, con voce maschile e atteggiamento quasi cantautorale (giù per la via del lampredotto).
A chiudere ecco le sensazioni più rarefatte e mediate di Just Another Dream, in cui la voce passa in secondo (o terzo) piano, lasciando il proscenio a movimenti electro articolati.
Un mix davvero notevole e brillante quello che risulta dal nuovo lavoro degli Hate Moss, che si lasciano prendere la mano dall’elettronica ma riescono comunque a veicolare intensità e contenuti di testo non banali. Il tutto in mezzo a sonorità sempre interessanti e in movimento, come a voler inseguire un tipo di soddisfazione mai scontata. Disco da ascoltare con attenzione ma anche con piacere.

