Abbiamo parlato giusto ieri (qui la recensione) della Babbutzi Orkestar e del suo mix balcanico/punk/rock che è tracimato su Tzuper, nuovo album della band milanese ma con forti connotazioni sonore tzigane. Oggi intervistiamo la band per scoprire qualcosa di più sul nuovo lavoro.
Quali sono state le premesse del nuovo album, arrivato a breve distanza da “Vodka, Polka & Vina”?
Il disco precedente, uscito due anni fa, è stato il punto di partenza di un percorso che la banda ha fortemente voluto intraprendere. Avevamo voglia di trovare, ma soprattutto portare nel mercato discografico, un nuovo modo di fare musica balcanica. Con Vodka, Polka & Vina avevamo messo le basi, e con Tzuper abbiamo definitivamente dato una nuova identità al nostro suono.
Per farlo abbiamo sperimentato molto, ricercato e ascoltato altrettanto. Quello che è uscito fuori è l’incrocio di esperienze, stili musicali e visioni individuali, che messe insieme hanno creato quello che oggi possiamo definire la “Balkan Sexy Music” della Babbutzi Orkestar.
Come nascono le collaborazioni con Martinelli, Ferreira e Francikario?
Prima delle collaborazioni sono nati i brani. Successivamente, lavorandoci in studio abbiamo sentito la necessità di coinvolgere altri suoni e realtà al di fuori della banda. Eusebio Martinelli già lo conoscevamo e siamo rimasti felicissimi che abbia risposto positivamente al nostro appello, tra l’altro con gran entusiasmo!
Manuel, attore argentino talentuosissimo, e amico, aveva già partecipato al video di Sciu Sciu Le Praline come protagonista, l’azzardo era farlo partecipare a un pezzo del disco e di cui ha scritto anche il testo. Si può dire che l’esperimento sia ben riuscito.
Come tutti i nostri pezzi, è nato nella cameretta di Bovisio Masciago, ovvero casa mia (Gabriele). È un pezzo molto rock, e di impatto. Dal vivo lascia sempre a bocca aperta, perché il pubblico probabilmente non si aspetta un lancio del genere da un pezzo Balkan. Se vuoi sapere come nasce, non posso dirti che è saltato fuori da uno stato d’animo particolare. È arrivato. Me lo sono trovato tra le mani e immaginato nel gulliver, dopo con il resto della banda l’abbiamo completato.
Certo! Non abbiamo utilizzato strumenti particolarmente strani. L’unica cosa utilizzata, che non è neanche uno strumento musicale, è un gioco da neonati “suonato” in Crash Day. A parte questo, chiamiamolo inconveniente, abbiamo usato un set di batteria acustica, basso elettrico, trombone, fisarmonica, tastiere, chitarre elettriche e acustiche, completando il tutto con synth e microfoni vintage per le voci.
Chi è o chi sono gli artisti indipendenti italiani che stimate di più in questo momento e perché?
Tra le numerose realtà italiane, vorrei dare spazio in questa risposta a band emergenti come la nostra, che scalciano per farsi spazio e hanno fame di palco come noi. Ci piacciono molto i Black Beat Movement e i Pashmak. Entrambe le formazioni sono della nostra città, ed entrambe propongono dei generi musicali lontani dal nostro. I primi hanno un gran gusto musicale, oltre a ottime doti tecniche, e ci piace molto l’energia che portano sul palco. I Pashmak invece ci piacciono perché hanno portato in Italia un sound che mancava, anche se continuano a suonare più fuori dai nostri confini. Consiglio di ascoltarli, non deluderanno!


