La recensione: “Novos Misterios”, Ninos du Brasil

E’ uscito da pochissimo Novos Misterios, il nuovo disco dei Ninos du Brasil. Il duo italiano ripropone la propria miscela di elettronica, trance, samba e altri generi frullati, senza mai spostare la centralità dal ritmo.

A due anni esatti di distanza dal disco d’esordio “Muito N.D.B.”, Nico Vascellari (artista di visual art e sonorizzazioni) e Niccolò Fortuni, ex-componenti della formazione With Love, pubblicano il nuovo disco per l’etichetta americana Hospital Productions.

Si tratta di sette tracce ora oscure ora solari, che provano a instaurare un legame con la tradizione brasiliana transitando però attraverso ritmi iterati ed effetti elettronici mai troppo smaccati, anzi complessivamente piuttosto rispettosi della tradizione.

Dopo la breve introduzione di Olhar da Folhas, che instrada sui ritmi del disco, c’è Sombra de Lua, che cavalca tra elettronica ed effetti ma inizia a proporre percussioni dal suono molto “analogico” (a prescindere dal fatto se poi si tratti di campioni o meno: l’effetto è più importante della causa, nello specifico).

Legies de Cupins racconta una storia più sommessa e intima, forse la più minimal dell’intero disco, come se ci si fosse immersi all’improvviso in una sorta di sottobosco.

Come si può immaginare, Sepultura non ha niente a che spartire con l’omonima band di death metal, ma a dire il vero ha anche poco di sepolcrale, almeno per quanto si possa intendere comunemente. Anzi, è molto viva, intensa e vibrante, come se un corteo funebre sudamericano si mettesse d’improvviso a ballare per nessun motivo particolare.

Miragem, come altre tracce del disco, si regge soprattutto su un dialogo interno di percussioni, che fanno diretto riferimento alla tradizione brasiliana. In Essenghelo Tropical alle percussioni si unisce anche l’uso della voce e dei cori, in una ritmica a metà tra il sambodromo e lo stadio.

Chiude il discorso la versione lunga di Novos Misterios, che in quasi undici minuti prova a produrre un panorama lunare molto esteso, che poi si apre come se sulla Luna, alla fine e seguendo le percussioni, ci si fosse approdati per davvero. Il brano si stacca in modo netto dal resto del disco.

A parte questo episodio, il lavoro si fa rispettare per la coerenza interna e per la ricerca del ritmo, che prevale su tutto. Ma gode anche di varietà di stili e di atmosfere, senza mai perdere il senso della misura.

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