I Leaving Venice pubblicano Heaven’s Bright, un singolo che definisce con maggiore precisione l’identità del quartetto emiliano e ne chiarisce le coordinate sonore. Il brano si inserisce in un percorso che lavora sull’idea di passaggio, di spazio lasciato alle spalle e di trasformazione, elementi che attraversano tanto la scrittura quanto l’estetica musicale del progetto.
Il gruppo costruisce un immaginario sospeso, in cui nostalgia e desiderio convivono senza risolversi. Le influenze alt-rock, dream pop e shoegaze si intrecciano in una materia sonora stratificata, fatta di chitarre dense, voci eteree e testi che sembrano fissare immagini di luoghi interiori più che geografici.
Una cavalcata dream-gaze tra pressione e fragilità
Heaven’s Bright si sviluppa come una cavalcata dream-gaze dal passo sostenuto, sostenuta da un ritornello che alterna morbidezza ed esplosione. La struttura del brano accompagna un testo che mette a fuoco una sensazione diffusa di compressione emotiva: un tempo che impone velocità, leggerezza e stabilità, lasciando poco spazio al dolore e alla possibilità di fermarsi.
La canzone osserva il rischio di interiorizzare questo modello come unica via possibile, sacrificando paure, incertezze e slanci individuali. Il racconto non cerca soluzioni, ma apre una frattura, suggerendo la necessità di difendere una felicità personale che non coincida con le aspettative imposte.
Immagini e continuità visiva
Il singolo è accompagnato da un videoclip che rafforza il carattere intimo del progetto, scegliendo una messa in scena essenziale. La sala prove diventa spazio simbolico e concreto, luogo di immersione totale nella musica, coerente con l’estetica del gruppo e con l’idea di un racconto che nasce dal quotidiano e dall’esperienza condivisa.
Heaven’s Bright rappresenta l’ultima anticipazione dell’album d’esordio dei Leaving Venice, confermando una direzione artistica riconoscibile e una scrittura che preferisce il dubbio alla semplificazione, la sospensione alla dichiarazione definitiva.

