Luca Cescotti, “Mobili Credenze”: la recensione

luca cescotti

Esce su quasi tutte le piattaforme digitali Mobili Credenze, il nuovo disco di Luca Cescotti, cantautore, compositore e polistrumentista italiano ma di stanza a Valencia che continua a muoversi con naturalezza tra formazione classica e scrittura contemporanea. Il disco non esce, per scelta esplicita, consapevole e politica, su Spotify.

Dopo l’ep Amarsi Bene, questo nuovo lavoro rappresenta un’evoluzione netta e consapevole del suo percorso solista. Se il debutto metteva al centro una dimensione intima e raccolta, Mobili Credenze amplia l’orizzonte sonoro e narrativo, costruendo un equilibrio originale tra pop d’autore, alternative rock, suggestioni funk mediterranee e atmosfere ambient.

Autoprodotto, scritto e composto dallo stesso Cescotti, l’album riflette una scelta precisa di autonomia creativa. La chitarra acustica, la voce e la viola da gamba — strumento che affonda le radici nella musica antica — dialogano con Rhodes, synth, chitarre elettriche e una sezione ritmica che amplia e sostiene l’impianto emotivo dei brani. La dimensione acustica e quella elettronica convivono in un linguaggio personale che attraversa epoche e stili senza forzature. 

Mobili Credenze rappresenta per me un punto d’arrivo e uno specchio di un periodo della mia vita. In questo disco ho sperimentato nuove strade, riscoprendo e rimodellando anche stilemi precedenti. Il lavoro di autoproduzione mi ha insegnato molto sul processo creativo e mi ha spinto a superare le barriere che ogni artista inconsciamente incontra durante scrittura e produzione. Il risultato è un album dalla personalità distinta rispetto al mio primo lavoro solista, Amarsi Bene, ma al contempo profondamente intimo, un ritrovarsi in ciò che si suona e si canta. Sono orgoglioso di aver mantenuto una cifra autentica, senza cedere a compromessi o tentazioni superficiali, e spero che, ascoltandolo, emerga il “me stesso” che ho messo in ogni traccia.»

Luca Cescotti traccia per traccia

Partenza soffice ma in espansione quella di Ynalah, un quasi strumentale breve e piuttosto sognante. E si rimane su piani di sogno anche con i suoni di Futuro Semplice, che si appoggia al pianoforte per costruire atmosfere morbide, ripetute e di una certa profonda intensità.

Archi e atmosfere vaste in Mosca, che adotta un approccio che si potrebbe definire battistiano con i cori e che disegna arabeschi sonori piuttosto articolati. Anche il testo sembra voler cercare qualche decoro in più, rimanendo però sempre in punta di penna. L’onda di suono finale si rivela più aggressiva.

I denti sono rotti e il fuoco è spento in Respiro, che svolta verso gli strumenti a corda per conferire colori vintage e in parte blues (almeno per come il blues lo intendeva un Pino Daniele, per dire): una linea di basso particolarmente nitida conduce in porto un brano molto vivace e cangiante.

Tastiere vintage e una vocalità che si fa più ruvida per No Tu!, che attraversa fasi differenti e passa in rassegna molti colori, facendosi guidare dai suoni più che dai concetti.

Aria quasi progressive quella che si respira in Riflesso, che parla di paranoie che non ci sono più, mentre gli strumenti costruiscono un ambiente molto popolato di suoni e idee. Più sommesse le vibrazioni trasmesse da Tejo, che chiude il disco con arpeggi di chitarra classica.

Ottimo lavoro per Luca Cescotti, che interpreta il cantautorato partendo dai modelli nobili ma aggiungendo tutto ciò che può a livello personale. Sette brani, soltanto venticinque minuti ma una pennellata che ha un proprio stile e che può lasciare un segno.

Genere musicale: cantautore, blues

Se ti piace Luca Cescotti ascolta anche: Marco Castello

Pagina Instagram Luca Cescotti

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