TRAKS ospita oggi l’anteprima esclusiva del nuovo video di Matoh, Mai abbastanza: un confronto diretto con le proprie fragilità attraversa il brano con cui l’artista sceglie di mettere a fuoco uno dei nodi più complessi della dimensione personale: il rapporto con se stesso. La scrittura procede senza mediazioni, rinunciando a qualsiasi forma di assoluzione esterna per concentrarsi su un’indagine interiore che riguarda l’autosvalutazione, il senso di inadeguatezza e la difficoltà di riconoscere il proprio valore anche quando viene legittimato dagli altri.
Un racconto sull’autosabotaggio
Mai abbastanza si costruisce come una confessione lucida, che affronta l’idea del fallimento non come evento isolato ma come condizione emotiva persistente. Il brano racconta la sensazione di essere costantemente fuori misura, di non sentirsi mai davvero all’altezza, nemmeno dei propri obiettivi. Il testo evita toni accusatori verso l’esterno e concentra lo sguardo su un conflitto interno, dove la paura di provarci fino in fondo diventa uno dei principali ostacoli alla realizzazione personale.
Scrittura diretta e identità artistica
La forza del brano risiede in una scrittura essenziale, priva di filtri, che privilegia la chiarezza emotiva rispetto alla costruzione retorica. Matoh utilizza la forma della canzone come spazio di verità, in cui il racconto individuale assume una valenza collettiva. Il senso di isolamento descritto nel testo non è mai assoluto, ma riconoscibile, condivisibile, capace di intercettare una condizione diffusa che attraversa più generazioni.
Mai Abbastanza nasce da una domanda che mi porto dietro da anni: perché anche quando le cose sembrano andare bene, io continuo a sentirmi sbagliato? È una canzone sull’autosvalutazione, sul non sentirsi mai all’altezza, nemmeno dei propri sogni. Non è un brano di denuncia verso il mondo, ma verso me stesso. È una canzone scritta da solo, per chi si sente solo, anche in mezzo agli altri.
La traduzione visiva del conflitto interiore
Il videoclip del brano rafforza ulteriormente il tema centrale attraverso una narrazione simbolica. Ambientato in un teatro vuoto, lo spazio scenico diventa metafora di un confronto solitario con i propri limiti. La moltiplicazione dei ruoli e il dialogo con un pubblico silenzioso rappresentano il giudizio, reale o percepito, che accompagna il percorso personale. La tensione cresce fino a una trasformazione finale, in cui la vulnerabilità iniziale si converte in energia consapevole, suggerendo una possibilità di risalita.

