I Mona Grant tornano con Come un Soutine, un brano che consolida il percorso della band lucchese all’interno di un linguaggio rock-blues essenziale e privo di mediazioni. La canzone si inserisce in una traiettoria coerente, dove la scrittura cantautorale incontra tensioni psichedeliche e un approccio sonoro che privilegia l’impatto emotivo rispetto alla levigatura formale.
Il singolo nasce dall’esigenza di raccontare un incontro reale, collocato in un punto fragile e irripetibile dell’esistenza. Due persone si trovano in momenti diversi della propria vita e scelgono di non sottrarsi all’emozione, senza promesse né prospettive future. Il rapporto si consuma nell’urgenza del presente, rifiutando etichette e definizioni, e trova senso proprio nella sua precarietà.
Un amore che esiste solo nel presente
La narrazione di Come un Soutine si sviluppa attorno a un’idea di relazione che non cerca garanzie. L’amore raccontato nel brano non promette durata né stabilità, ma si afferma come gesto, come scelta consapevole di vivere un’emozione nel momento in cui accade. Questa impostazione restituisce un racconto umano e diretto, lontano da idealizzazioni, in cui la vulnerabilità diventa parte integrante dell’esperienza.
Il riferimento a Chaïm Soutine
Il titolo richiama esplicitamente Chaïm Soutine, artista noto per la sua visione radicale e per una pittura capace di trasformare la materia in tensione emotiva. Il parallelismo non è decorativo, ma concettuale: come nelle opere del pittore, anche nel brano dei Mona Grant l’intensità supera la forma. La bellezza convenzionale lascia spazio alla verità del gesto, allo stato d’animo, alla frizione emotiva che attraversa il racconto.
Una scrittura che privilegia l’impatto
Dal punto di vista musicale, il brano prosegue nel solco di un rock asciutto e nervoso, guidato dalla centralità del testo. La band sceglie di non smussare gli spigoli, mantenendo una tensione costante che rafforza la dimensione emotiva della canzone. Le immagini evocate nel testo attraversano diversi ambiti artistici, dalla pittura al cinema, costruendo una narrazione più sensoriale che descrittiva, capace di restituire uno stato d’animo prima ancora di una storia compiuta.

