Dieci mesi dopo Orgia mistero, i Neoprimitivi pubblicano un nuovo album: Il sangue è pronto (42 Records). Senza annunci o clamori o pre-order: giusto qualche spoiler sui social e mettendo come sempre la musica al centro di tutto. Dopo avere calcato i palchi di numerosi e prestigiosi festival italiani e avere fatto incetta di nomination nelle classifiche dedicate ai migliori album del 2025, i Neoprimitivi tagliano il traguardo del difficile secondo disco con naturalezza e spavalderia. Una sola traccia lunga più di 38 minuti (divisa in due parti su vinile).
Una nuova suite in sei movimenti che sono anche delle canzoni fatte e finite ma che non possono essere ascoltate separate dal resto. In barba a tutte le regole della contemporaneità: la musica dei Neoprimitivi non è fatta per essere incasellata in una playlist. Il collettivo romano gioca secondo le sue regole e le riscrive passo dopo passo.
Il sangue è pronto ha il suo germe nella sonorizzazione live del film Riti, magie nere e segrete orge nel Trecento di Renato Polselli (un cult horror/erotico all’italiana degli anni ’70) avvenuta proprio durante uno degli appuntamenti della residency mensile che il collettivo/band romano ha tenuto per tutto il 2025 al Trenta Formiche di Roma (e che dal 19 febbraio 2026 tornerà a essere un appuntamento fisso delle notti underground della capitale) per poi divenire altro, passando varie e numerose fasi di scrittura e registrazione.
Il sangue è pronto è un disco più scuro del precedente, meno incasellabile in un genere (il krautrock psichedelico) e più libero, sfacciatamente sexy e cinematografico. C’è qualcosa di seducente, appunto, e insieme inquietante che attraversa tutti e sei i movimenti che compongono la suite e che hanno dei titoli a loro volta molto esplicativi e evocativi: L’atto di uccidere, L’estasi del corpo, La nostra fragile ieraticità, Il sangue è pronto, L’estasi dello spirito, Dove finisce l’uomo e quando inizia il suo padrone?
Composto, suonato e registrato dalla band insieme a Giacomo Fiorenza, prodotto da Flavio Gonnellini, “Il sangue è pronto” vede anche la partecipazione di Gaia Banfi ai cori, Eugenio Petrarca in arte Acrartep ai droni e ai synth.
Neoprimitivi traccia per traccia (più o meno)
C’è “un dio indifferente coperto di occhi” nel coro rituale che apre la suite: forse Azatoth, forse un’altra divinità terribile del pantheon di Lovecraft, in un’invocazione, probabile preludio a un sacrificio. Il tutto per indirizzare il lavoro fin dalle prime battute verso una mistica religiosa e oscena allo stesso tempo.
Entra presto la ritmica, ripetitiva e ipnotica, in un giro che sembra non voler finire e che invece lascia spazio a risonanze ambigue e minacciose. Ma ecco che sorge un altro movimento all’orizzonte: è difficile tenere traccia dei diversi movimenti ascoltando il disco in streaming perché non ci sono tracce separate, ma la cesura è evidente e il cambio di mood anche.
Entrano i fiati e le sonorità si ammorbidiscono, si fanno insinuanti e anche se la voce canta di “riti, magia nera e segrete orge”, a risultare credibili sono soprattutto le ultime, nel mezzo di sonorità che si fanno sempre più jazz e carnali.
Cambio di panorama ed ecco che i suoni si sfumano e si fanno più tenui ma anche densi, con cori vagamente chiesastici e qualcosa di simile a un’arpa. Prima che un sax si erga con fermezza sopra all’orizzonte, stagliandosi con una certa enfasi tagliente.
Poi l’atmosfera cambia di nuovo e totalmente, viaggiando verso un Mediterraneo tribale ed estremizzato, rimescolato e forse perfino parodistico. Artigliate di chitarra fanno da preludio a una sorta di rock, aggressivo quanto estetizzante, che può far pensare ai Talking Heads. Il giro di basso è vorticoso e trascina gli altri strumenti in un’escursione che parte vintage e chiude psych (ma anche molto dub).
Si arriva al finale sull’onda di una spinta sonora importante, che sorge gradualmente e che si addensa come nuvola all’orizzonte. Un’ultima e più prolungata invocazione ci accompagna all’ultimo tempio, per fare scoperte ipertecnologiche sorprendenti.
Lavoro articolato e con nessuna attenzione al versante esteriore e superficiale della musica, quello dei Neoprimitivi è peraltro un disco ben inserito in un sempre più folto sottobosco di ricerca. Un fiume sotterraneo composto da band e musicisti che, saldandosi, forse potrebbe salire in superficie e farsi apprezzare di più e meglio.
Rimanendo a Il sangue è pronto, va ammirata la linea narrativa che, quasi prescindendo dai testi, si costruisce in modo limpido, in una costruzione evidentemente “classica” (non a caso si parla di suite) ma che ha tutti i suoni e le tecniche di oggi, mettendo insieme diversi generi, con disinvoltura e in modo plastico. Un disco indubbiamente importante, da gustare con calma e con ascolti ripetuti per apprezzarne dettagli e sfumature.

