Shamals pubblicano Artemisia, un brano che si muove lungo una traiettoria chiara e coerente: affermare la libertà di espressione come atto quotidiano, individuale e collettivo. Il singolo prende forma come omaggio esplicito ad Artemisia Gentileschi, figura centrale della pittura del Seicento, ma utilizza il riferimento storico come punto di partenza per un discorso più ampio, contemporaneo e personale.
Artemisia si inserisce nel percorso del quintetto lombardo tutto al femminile come una dichiarazione di intenti. La scelta di evocare una personalità artistica che ha sfidato un contesto apertamente ostile non risponde a una logica celebrativa, ma diventa strumento narrativo per riflettere sul diritto di esistere e di esprimersi senza dover chiedere legittimazione.
Tra memoria storica e vissuto contemporaneo
Il brano costruisce un ponte tra la vicenda di Artemisia Gentileschi e un episodio autobiografico recente, rendendo il concetto di anticonformismo qualcosa di concreto e quotidiano. L’idea di “vivere di contrabbando” attraversa il testo come metafora di una libertà che non si concede, ma si pratica, anche quando risulta scomoda o difficile da decifrare.
La scrittura evita ogni didascalismo, preferendo immagini e suggestioni che lasciano spazio all’identificazione. Il coraggio di Artemisia Gentileschi viene accostato a quello di chi, oggi, sceglie di mostrarsi per ciò che è, accettando il rischio dello sguardo altrui.
Un equilibrio sonoro aperto e dinamico
Dal punto di vista musicale, Artemisia si muove su coordinate jazzate, luminose e dinamiche, mantenendo una struttura agile e comunicativa. Le sonorità attraversano blues, soul e r&b, senza irrigidirsi in un genere preciso, coerentemente con l’identità del progetto Shamals, che fa della contaminazione uno dei suoi tratti distintivi.
L’arrangiamento sostiene il messaggio del brano senza sovrastarlo: il ritmo è sostenuto ma mai aggressivo, lasciando emergere una brillantezza che accompagna l’idea di libertà come slancio vitale, non come rottura forzata.
Artemisia è nata una sera d’estate dell’anno scorso, grazie all’idea di Alice, la nostra pianista, che arrivò a casa mia e mi disse che aveva un’idea per il prossimo pezzo. Non aveva ancora un nome, era solo un riff, un po’ swingato, bello pimpante, bello sostenuto, un po’ come piacciono a lei. Da lì abbiamo imbastito l’idea, l’abbiamo strutturata con strofa, ritornello, bridge e serviva qualcosa da dire, un messaggio. Qualche giorno dopo mi sono imbattuta in un ragazzo che a luglio indossava un giubbotto di pelle, con le borchie, aveva capelli ricci e neri e un tutù. Se a un primo impatto poteva sembrare bizzarro, quando poi ho analizzato il pensiero, mi sono resa conto che questo ragazzo era un eroe. Perché ha avuto il coraggio di esprimersi per quello che era, fregandosene di quello che pensava la gente. E per motivi che non so spiegare ho fatto un parallelismo con Artemisia Gentileschi, la pittrice del Seicento, che ebbe il coraggio di esprimersi fregandosene del contesto molto maschilista, molto chiuso. Lei ebbe il coraggio di esprimere la sua arte e grazie a quel suo coraggio oggi noi possiamo ammirare i suoi incredibili capolavori. “Artemisia” è un invito a esprimersi, a far brillare la propria bellezza interiore senza paura. Senza la paura di essere troppo abbaglianti, perché è bella la diversità, essere diversi è un arricchimento per tutta la società e dobbiamo avere il coraggio di farlo tutti i giorni, perché solo così potremo stare meglio

