Sick Tamburo, “Dementia”: la recensione

sick tamburo

Dementia è il nuovo album dei Sick Tamburo, l’ottavo della loro discografia. Un lavoro che si propone come un viaggio nella non mente: un disco fatto di fragilità e smarrimenti, di scosse improvvise e brevi pause di apparente quiete; un continuo alternarsi di presenza e assenza, di luce e ombra.

I Sick Tamburo nascono a Pordenone dal percorso artistico di Gian Maria Accusani ed Elisabetta Imelio dopo l’esperienza con i Prozac+. Fin dall’inizio il progetto si distingue per un linguaggio diretto, fragile e potentissimo, capace di trasformare paura, dolore e desiderio in canzoni immediate, senza filtri.

Nel corso degli anni i Sick Tamburo pubblicano sette album e un ep, costruendo un percorso unico nella scena alternativa italiana, fatto di concerti ad alta tensione emotiva e un legame profondo con il proprio pubblico.

Sick Tamburo traccia per traccia

Mi gira sempre la testa apre il disco con impeto: lo stile dei Sick Tamburo rimane costante, così come la linea vocale di Accusani, e la malinconia nei testi, che prescinde dall’energia comunque e sempre presente nei brani.

Una tensione emotiva costante e qui e là esplosiva grazie al drumming contraddistingue Silvia corre sola, che mescola sensazioni vissute e tendenze contemporanee generali, in un brano che forse in qualche modo è anche un’esortazione.

Si rallenta un po’ con Mexican, lettera che si lascia alla partenza di un viaggio. “Non c’è ragione per restare qui” è il messaggio chiaro di un brano che accelera e rallenta secondo il momento, senza abbandonare mai un certo senso di urgenza.

Ci sono rimpianti celebrati in modo orchestrale in Ho perso i sogni, che apre lo sguardo con “Basta guerre/basta bombe” e racconta di un tredicenne la cui vita è evidentemente appesa a un filo, una situazione piuttosto comune in questo mondo completamente folle.

Non c’è pace guarda in retrospettiva una relazione, con toni decisamente più tranquilli ma pieni di rimpianto. Al contrario Fuori è martellante e rugge di uno spirito punk, facendosi contundente e aggiungendo tocchi sghembi e ironici (in senso amaro).

Morbida, soprattutto sulle prime, Immagina se: anche quando entra la batteria il brano mantiene profili di desiderio, sottolineati dagli archi e da un testo sognante. Chiudi quella porta è un’esortazione ma anche una constatazione nei confronti di una realtà che tende a chiuderci in casa e a buttare via la chiave.

Batteria e percussioni quasi tribali per Sangue e libertà, un titolo antico che riscopre istinti altrettanto vintage, portati in superficie in modo sanguigno, appunto. “Il sangue è libertà” è l’affermazione che tiene insieme il brano, evidentemente battagliero.

A chiudere Dementia, title track che ci si potrebbe aspettare particolarmente sbarellata o cruda, e che invece si presenta come molto dolce sulle prime, e poi tempestosa (letteralmente) in una seconda parte colpita dalla pioggia. Poi si evolve verso code strumentali inquietanti e sperimentali.

Coerenza è la prima parola che viene in mente se si pensa alla carriera, ormai lunga, dei Sick Tamburo, che sono sempre rimasti fedeli a se stesso riuscendo a non puzzare mai di vecchio. E già qui c’è un punto importante.

In più la scelta di pubblicare soltanto quando c’è qualcosa di vero e profondo da dire rende il progetto di Accusani sempre degno di ascolto, rispetto, attenzione. E il fatto di portare avanti tutto questo con modalità rock, quindi totalmente anacronistiche, rende il tutto ancora più meritevole.

Genere musicale: rock, alternative

Se ti piacciono i Sick Tamburo ascolta anche: Comrad

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