Assente dalle scene da qualche tempo, TACØMA ha deciso di tornare e di farlo in grande: con una reinterpretazione potente e originale, ma anche un omaggio, a un grande classico della canzone italiana come Ci vuole un fisico bestiale di Luca Carboni, il cantautore toscano ha deciso di trasformare il brano in un viaggio sonoro tra grunge e shoegaze.
Tra chitarre riverberate, fuzz e vibrazioni elettroniche, c’è molto del mondo sonoro costruito negli anni con i Platonick Dive, tra elettronica evocativa e intensità alternative, qui evoluto in una forma più viscerale e rock. Nel finale anche un piccolo tributo ai Nirvana, urlando “a denial” come in Smells Like Teen Spirit: un gesto simbolico che chiude il cerchio tra due generazioni e due linguaggi diversi, uniti dalla stessa urgenza di verità.
Ci vuole un fisico bestiale è uno dei brani simbolo di Luca Carboni. Cosa ti ha spinto a reinterpretarlo in questa chiave “alternative”?
Già da qualche anno questo brano mi è tornato a “frullare” in testa, tanto da riproporlo anche dal vivo. Ho pensato che fosse il momento giusto per farne una cover, considerando l’anno da “fisico bestiale” che sto attraversando :)
Quali sfide hai incontrato nel trasformare un brano pop anni ’90 in un viaggio sonoro più intenso e viscerale?
E’ stato molto naturale ma molto appagante, ho dimezzato il tempo per renderlo più malinconico e introspettivo e aggiungere i fuzz e la parte “alternative” è stato praticamente automatico.
Nei tuoi arrangiamenti si percepiscono influenze internazionali importanti. Come hai selezionato i riferimenti sonori per questa versione?
Ho sviscerato il mio background musicale, un po’ la musica con cui sono cresciuto. Non ho neanche dovuto selezionare, è stato tutto troppo naturale!
Hai parlato di un momento personale intenso, diventando padre a dicembre. Quanto ha influenzato la tua interpretazione del brano questo passaggio della vita?
Questo evento così importante e così indescrivibile mi ha dato la definitiva spinta a pubblicare questa cover!
Cosa speri che gli ascoltatori portino con sé dopo aver ascoltato questa reinterpretazione?
La fascinazione che quando una canzone è scritta e composta bene, puoi stravolgere l’arrangiamento e il sound quanto vuoi ma rimane pur sempre una bella canzone! Ed il fatto che gli ascoltatori si soffermino su come ho cercato di “fare mia” questa indelebile traccia della musica italiana con rispetto e professionalità verso l’originale.

