“Sogni pesaresi”, Jumping the Shark: la recensione #TraKs

Con un titolo più adatto a una cartolina che a un ep, Sogni pesaresi, arriva il secondo lavoro dei Jumping the Shark, talentuoso duo marchigiano che ha autoprodotto le sei tracce dell’album.

Leonardo Antinori e Tommaso Tarsi hanno 19 anni (a testa, non in totale): è bene precisarlo, perché se si vogliono cercare indizi di inesperienza nell’ep, è bene munirsi di microscopio, perché non saltano all’occhio.

Jumping the Shark traccia per traccia

Molto aggressivo il discorso di Inutile prima di te, in cui si insinua qualche stilla di King Crimson, ma con sonorità dapprima molto potenti, poi modulate in modo da echeggiare idee grunge.

Leonardo nel bidone, che ha già meritato un video, traccia orizzonti debitori dello stoner, con un drumming piuttosto fantasioso e una potenza di fuoco notevole. Non si rallenta in Stress, furibonda di suo, ancorché piuttosto breve.

Sensazioni psic-orientali si ritrovano in Cartika/Tu me fais du bien, che sfuma con un parossismo che sembra progettato per chiudere le sessioni live.

Buonanotte ha un’introduzione dai ritmi contenuti (si direbbe trattenuti) ma con un senso di minaccia crescente. Si leggono qui e là indizi di psichedelia, anni Settanta, indie rock italiano anni 90-00 (Afterhours ma anche  altri). Il finale mette insieme gli indizi in una cavalcata  piuttosto tirata.

Si chiude con il pianoforte che, ne Le lacrime del coccodrillo, si mette a disegnare racconti che non sarebbero dispiaciuti alle band del progressive italiano degli anni Settanta.

Come spesso accade con band molto “evocative” le influenze indicate nella recensione vogliono soltanto fornire una mappa di riferimento; non si deve perciò intendere che la band fotocopi gli spartiti altrui e li riproduca.

Anzi va rimarcata la capacità dei Jumping The Shark di prendere influenze di provenienza molto differente per farne un discorso coerente, sensato, ricco ma che scorre senza ostacoli.

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