Dopo il precedente disco Dream, i Not My Value tornano con Reality, il nuovo ep in uscita per Totally Imported. Secondo capitolo di un progetto diviso in due parti, Reality completa un percorso pensato come un’unica opera: due ep distinti ma inseparabili, due facce della stessa medaglia.
Il Side B è il lato più oscuro dei due ep sia a livello musicale che concettuale: parla di follia e di ex manicomi, del peggio di sé e che si dà in coppia. Apre e chiude con un tema che sta molto a cuore al duo, che è la nostalgia per un passato nel quale era possibile immaginare un futuro.
L’ep nasce da un intreccio di esperienze vissute in prima persona e di suggestioni culturali che hanno segnato profondamente la band negli anni, e in particolare durante il periodo di scrittura. Le tracce di Reality dialogano con immaginari e pensieri che spaziano dal cinema alla filosofia, dalla critica sociale alla letteratura.
Abbiamo riflettuto sul tema della salute mentale e di come viene vissuta oggi a livello di società, abbiamo ragionato su di noi come coppia affrontando vari momenti e fasi, abbiamo ragionato sulle guerre che sono in atto in questo momento e su quanto sia facile fingere che non stia succedendo nulla persi come siamo nelle nostre routine incasinate. Ci siamo chiesti che ruolo possa avere l’arte in tutti questi contesti, ci siamo chiesti se possa portare a un risveglio (come quello metaforico che affrontiamo durante il passaggio dal Side A al Side B) o se l’arte che stiamo proponendo ora non sia altro che una copia o una ripetizione del passato
Not My Value traccia per traccia
A proposito di salute mentale: l’introduzione al disco si celebra con Casa Bianca, antichissimo brano di Don Backy cantato anche a Sanremo da Marisa Sannia, ovviamente qui decostruito e ricostruito lasciando soltanto retrogusti affini all’originale.
Operazioni sotto copertura quelle che compiono i suoni di Ventov, un po’ glitch, un po’ industrial, molto tenebrosa. Game of Lies conserva parte dell’estetica del brano precedente ma si fa assalire da una malinconia più consistente, e più melodica.
Dopo un molto “vocale” intermezzo con Where, ecco tracce di Bristol sound in White Sea (extended), che scivola su sensazioni dub e memorie che si sfogliano su decenni differenti.
Effetto straniamento piuttosto forte con La Mazurka di Periferia, che chiude l’ep nel segno marcatissimo della dark wave, e con la richiesta “balla/dai balla/dai balla con me” che suona quasi spettrale. Il “no future” di sexpistolsiana memoria completa un discorso completamente scardinato e sghembo.
Operazione molto interessante quella dei Not My Value, che incorporano (anche) pezzi di storia antica in una poetica e in un sound molto omogeneo e coerente, per un lavoro che entra sotto pelle e rimane in testa.

