Si chiama Lunedì il nuovo album di Tutti Fenomeni, prodotto da Giorgio Poi. Terzo album in studio, Lunedì è pubblicato in collaborazione da Epic Records Italy/42 Records. Dieci canzoni per poco più di mezz’ora di musica, ricchi, come sempre di nichilismo ma più spostati dal lato cantautorale, come a voler abbandonare il coté hip hop, ma chissà se è una scelta definitiva.
Tutti Fenomeni traccia per traccia
Una serie di alternative tutte a base di sesso: La ragazza di Vittorio apre il disco con una certa calma complessiva, aspettando che l’IA dia risposte in merito all’amore. E comunque la felicità è una canzone pop triste, su questo non si può che essere d’accordo.
Decisamente più agitata Col tuo nome, che sa di indie e di Calcutta, e anche di concitazione, alla ricerca di sensazioni ed emozioni che fanno sentire vivo veramente (e che fanno rima con il suo nome).
Qualche giro di basso per partire Mao, che parla di amicizia uomo/donna e di ritornare bambini, narrativa e un po’ surreale, fluida e rapida, anche se tutto parte da “una voglia di baciarti incredibile”.
“Non ho paura della morte/ho paura dell’inflazione” è una frase che ti aspetteresti in un pezzo dei Cani, e invece siamo qui in un disco di Tutti Fenomeni che sembra il punto d’arrivo di tutto ciò che l’indie “alto” è stato fin qua: Morire vista mare è una sequenza di immagini senza pause, in un frullatore tra economia, storia, cucina, letteratura e tutto il resto.
Si recupera molta tranquillità in Piazzale degli Eroi, che su ritmi blandi infila una serie di situazioni quotidiane eppure paradossali. Certo tirare freccette a un vinile dei Pink Floyd non è una scelta saggia, ma qui si parla di amore, di ragionamento e di stupidità. Quindi alla fine vale tutto.
Un recitato infantile su un testo molto poco infantile contraddistingue La felicità del cane: chissà cosa penserebbe Freud di questo brano, che però parla anche di democrazia e di molte situazioni che i social mettono in evidenza.
Necessità di raccontare e paura di invecchiare in Vanagloria, molto ricca di contraddizioni, almeno quanto la realtà. Suoni semplici e accattivanti avvolgono le piccole coltellate contenute nel testo. E’ tutto un elenco di cose così simpatiche (a parte il Milan).
Altri giri di basso profondi per Formentera, che parla di sex toys e spadroneggia di tastiere ma anche di sax, per una sorta di pop anni Ottanta ma con una volontà di fornire una colonna sonora in parte strumentale a una sparizione.
Numerosi problemi di vomito con 29 febbraio, canzone bisestile che viaggia su tastierine giocattolo che si divertono sul Guglielmo Tell di Rossini e su altri motivetti apparentemente senza senso.
Qualche reminiscenza di Battiato emerge da Love is not enough, chiusura morbida del disco, con una serie di spiegazioni su cosa è l’amore (anzi, the love), ovviamente non conclusive. Cori di bambini, altri riferimenti ai lager tedeschi, all’universo newtoniano e alla sofferenza.
A mettere in fila tutte le idee che Tutti Fenomeni fa balenare nei suoi album si farebbe il giro del mondo quattordici volte (non le ho contate veramente: è un’iperbole). Il contributo di Giorgio Poi a questo disco, particolarmente importante nella prima parte dell’album e poi un po’ sfumato, orienta suoni e concetti in maniera un po’ più indie e cantautorale, inevitabilmente.
Ma poi Giorgio Quarzo riprende le sue strade e si lascia andare orientandosi quasi senza sforzo verso orienti surreali e iperreali insieme, urticando e scorticando come suo solito, benché il sound del disco proceda per lo più accarezzando.
Di fatto, comunque, abbiamo un altro dei dischi più interessanti dell’anno già a gennaio, perché qui il talento è sempre più evidente e la penna sempre più affilata, in un modo che si può soltanto accettare o rifiutare, non ci sono compromessi né vie di mezzo.
Genere musicale: cantautore, indie
Se ti piace Tutti Fenomeni ascolta anche: I cani
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