Mobrici non ti promette il Persempre. Sì, volutamente con la P maiuscola e tutto attaccato: se già è complicato immaginare di poter cristallizzare un momento e portarlo avanti ancora e ancora, senza tenere conto del tempo che passa e del cambiamento che è proprio dell’esistenza, figuriamoci metterlo nero su bianco.
E Matteo lo sa fin dai tempi in cui, insieme ai Canova, ha scritto pagine indimenticabili dell’Indie come lo abbiamo conosciuto dieci anni fa. Nelle sue canzoni non ci sono mai state promesse di eternità, ci sono tanti piccoli preziosi momenti, fotografie di giornate di sole e di pioggia, alla ricerca di un futuro che non si sa bene quali sembianze avrà, se somiglierà a chi abbiamo oggi accanto o se prenderà nuove forme che ancora non possiamo nemmeno immaginare. E così va anche con Supernova, il suo nuovo disco solista, uscito oggi dopo qualche singolo pubblicato e l’annuncio di un’attesissima serata a Milano, all’Alcatraz, prevista per il prossimo 11 marzo.
Supernova è un omaggio ai fratelli Gallagher, che sono stati “magici testimoni del mio risveglio artistico”, come ha ammesso lo stesso artista, ma anche una “metafora perfetta di quello che ho vissuto: la Supernova è il momento di massima espansione di una stella, una deflagrazione che segna la fine di un capitolo e, contemporaneamente, per me, l’inizio di una nuova era musicale”.
Due feat. interessanti, Fulminacci e Dimartino, vanno a impreziosire la tracklist, che si compone di dieci brani in tutto, uniti dalla sensazione di trovare una dimensione che permetta di scambiare almeno qualche momento di condivisione e speranza per quello che verrà.
Mobrici traccia per traccia
Sciogliti dalle catene e vola via / che tutto quello che t’ han detto è una bugia / Che c’è solo questa vita
Un po’ ruvida nei suoni, ma avvolgente nell’intenzione, Fede apre l’album con una storia che potrebbe essere quella di ognuno di noi: la vita non va come avremmo sperato, mentre ci rattristiamo stando a dieta e proviamo a tenerci a galla dando fiducia a relazioni sbagliate. Poi ci sono quelli che provano a salvarti dalla musica e dai film brutti e dal bisogno di colmare un vuoto, sciogliendo le catene e, perché no, facendoti cantare insieme a loro.
Che se ti vedo giù sto male pure io / E quando vai via tu sparisco pure io
Già pubblicato come singolo, Astri è uno specchio perfetto del vuoto in cui ci troviamo a galleggiare: ritornello piacevole, funzionale a una cantata collettiva di quelle a cui Mobrici ci ha abituato negli anni, e tematica che ha le unghie molto affilate. Al centro una relazione che, come da copione, trova due persone incomplete che cercano di diventare intere facendo combaciare ferite e bugie, che a un certo punto sono talmente convincenti da sembrare verità.
Canzoni per la notte / per le anime come noi / per chi si è preso dalla vita le botte / per chi non s’ è lasciato stare mai
Un pianoforte, della sana malinconia, un po’ di autocritica che diventa anche consapevolezza: Canzoni per la notte è un inno per chi si sente spesso fuori posto e fuori luogo, ma che spesso con la musica riescono a trovare un po’ di sollievo e a condividere con qualcuno, anche lontano, la sensazione di smarrimento che provano.
Volevo solo un bacio con la lingua / amore mio / andare in qualche posto dove non esiste dio / E poi stare insieme sempre / Anche così, dannatamente
Come spesso accade con Mobrici, un velo di ironia fa da contorno a una storia che non sembra a lieto fine: Con la lingua è il bacio che vorrebbe, e parte del ritornello potrebbe anche funzionare come colonna sonora di qualche reel ammiccante, ma mentre scorre il testo tutto assume un’altra forma, nonostante un sound piacevolmente avvolgente.
A che serve coltivare il gusto dell’eternità? / Se alla fine poi il senso di tutto è vivere
Interstellar ti ricorda perché hai atteso due anni il ritorno della ‘barba da pirata’ dell’indie: la sua capacità di farti cantare a squarciagola sulle tue debolezze, che non sono solo tue ma che condividiamo tutti, ognuno a suo modo. E mentre le canti, sembrano fare ancora più male, ma le stai urlando fuori e non devi più nasconderle. Che liberazione. Insieme a lui, Dimartino, che canta ricordi ed errori, messi in riga, e poi lasciati andare.
Il mondo è dei grandi / degli altri / Ma gli altri chi sono?
Una traccia breve, dove la voce è metallicamente aliena, e i sentimenti dannatamente umani. Stavo meglio a casa contiene moltitudini di pensieri racchiusi in poche parole, con punti interrogativi obbligatori e desideri di punti e a capo.
Primavera totale voglio andare al mare / Primavera totale, voglio scappare
Mentre sei lì che cerchi le risposte alle domande che ti sono nate in testa ascoltando i brani precedenti, Primavera totale celebra un rock alla Vasco Rossi dei tempi d’oro, che ti risveglia dal torpore e ti fa venire voglia a mandare a farsi benedire tutte le pippe mentali di cui ti nutri. La città non porta altro che facce cupe e pioggia, e forse è un ritorno alla semplicità della natura che potrebbe regalare nuove sensazioni, più viscerali e meno cerebrali. Fammi andare.
Com’è che questo male / mi fa sentire così bene?
Ultimo dei tre singoli che hanno anticipato l’uscita di Supernova, Che serata stupida fa un passo indietro e trascina di nuovo in una relazione che non promette nulla di definitivo, ma che riesce comunque a far sentire vivi, a pezzi, ma ancora in piedi.
Perché la vita no / nient’altro non è / che continuare a cantare
Arriva anche il secondo ospite dell’album, Fulminacci, che insieme a Mobrici monta e smonta convinzioni in Sono pazzo. Cambiare idea, contraddirsi, demoralizzarsi, cercare un posto migliore: forse siamo tutti pazzi, o forse nessuno di noi lo è e stiamo solo cercando di trovare un universo che ci appartiene, e dove possiamo semplicemente cantare insieme. Divertente anche da ascoltare solo per il piacere di farlo.
Salvaci dalla noia di essere ogni giorno migliori / Da quella bestia di stare da soli
Universal chiude il disco con quella leggera pesantezza che vira verso la preghiera: liberaci dall’ingombro dei pensieri, dalla sensazione di eterna incompiutezza. Morbida, avvolgente, una compagnia senza forma ma con molta sostanza.
Nei testi di Supernova ci sono tante domande, qualche risposta, poche certezze. Un manifesto delle vite moderne, impegnate a inseguire una felicità che forse nemmeno noi sappiamo declinare alla prima persona singolare, l’io. Che cos’è per Mobrici, che cos’è per te che ascolti? Mentre provi a comprenderlo, continui a cercare qualcosa da fare per non impazzire. E cantare canzoni che sanno come ti senti potrebbe essere una buona idea.

