Daria Huber è una delle voci più interessanti della nuova scena indie-pop italiana, e il suo percorso indipendente ne è la prova. Dopo l’esperienza a X Factor e il trasferimento a Roma, ha scelto di curare in prima persona ogni aspetto della sua musica, dalla scrittura alla produzione. Da quassù la vista è favolosa rappresenta un punto di svolta: un progetto maturo, ambizioso e profondamente personale, che apre la strada al suo primo album. Tra live, festival e nuove sfide creative, Daria racconta il presente e guarda avanti.
Cosa significa per te oggi essere un’artista indipendente? E come senti di essere cambiata in questo ultimo anno così intenso?
Per me oggi essere un’artista indipendente significa avere un controllo totale sulla mia musica, sia a livello creativo che discografico. Ne avevo bisogno: più volte, confrontandomi con l’industria, ho sentito di non riuscire a esprimermi al cento per cento, ed è qualcosa che non sono disposta a sacrificare. Negli ultimi anni sono cambiate molte cose e sento di star costruendo un percorso graduale, che mi sta permettendo di creare basi solide e di essere sempre più consapevole delle mie scelte.
Quanto è stato importante prenderti il tempo necessario prima di arrivare al tuo primo album?
È stato fondamentale. Credo molto nell’idea che si debba parlare solo quando si ha davvero qualcosa da dire, e per molto tempo non sentivo di avere una storia così grande da raccontare. Prendermi il tempo giusto mi ha permesso di arrivare a questo disco con maggiore consapevolezza e, soprattutto, di essere davvero fiera del risultato.
Nel tempo la tua musica è entrata in molte playlist editoriali. Che tipo di riconoscimento è stato per te?
Credo sia sempre bello sentirsi “visti”. Le playlist editoriali, così come i concerti, un messaggio da qualcuno che ascolta la mia musica o un riconoscimento inaspettato, sono piccoli segnali che ti fanno pensare di essere sulla strada giusta.
Come è cambiato il rapporto con il tuo pubblico passando sia tra i live nei club sia sui grandi palchi?
L’anno scorso ho avuto la possibilità di salire su tanti palchi diversi e ognuno di questi mi ha lasciato qualcosa. Sento il mio pubblico sempre più vicino, indipendentemente dalla grandezza del concerto, ed è questo l’aspetto più importante per me: la connessione, più che i numeri.
La tua esperienza a X Factor ha influenzato in qualche modo le tue scelte successive?
X Factor è stato il mio primo vero contatto con il mondo della musica inteso come industria discografica. Mi ha insegnato tanto e, come tutte le esperienze che ho vissuto, ha contribuito a modellare le scelte che faccio oggi.
Essere anche produttrice ti ha dato maggiore libertà o più responsabilità?
Entrambe le cose. Mi ha dato la libertà di esprimermi esattamente come volevo, ma anche un forte senso di responsabilità. Sento questa responsabilità sia verso le mie canzoni sia verso quelle che produco per altri artisti: non voglio mai deludere le mie aspettative.
Guardando “da quassù”, cosa ti fa più paura e cosa invece ti entusiasma del futuro?
Il futuro, in generale, mi entusiasma, ma non riesco a ignorare il fatto che viviamo in un mondo molto incerto. Questa incertezza è probabilmente la fonte più grande di paura e amarezza, e credo sia una sensazione condivisa dalla mia generazione e da quelle più giovani. Allo stesso tempo, però, voglio continuare a guardare avanti con consapevolezza, senso di responsabilità e tanta speranza.

