TACØMA, “Tratto da una storia vera”: la recensione

TACØMA

TACØMA pubblica “Tratto da una storia vera”, un ep di cinque tracce che rappresenta uno dei lavori più intimi, consapevoli e radicalmente autentici del suo percorso artistico. Tratto da una storia vera non è un concept costruito, ma una presa di posizione: la volontà di restituire la musica al suo significato più umano e necessario.

L’ep include i singoli Amore Immenso e Serena, due brani che hanno anticipato il progetto delineandone le coordinate emotive e sonore: un equilibrio tra elettronica notturna, alternative pop/rock e scrittura intima.  

Attorno a questi brani si sviluppa un  racconto coerente, fatto di fragilità, consapevolezza e verità emotiva. La produzione è stata curata interamente da TACØMA insieme a Lorenzo Dolci, che ha 
seguito anche mixing e mastering, contribuendo a definire un suono caldo, profondo e mai ridondante.  

Tratto da una storia vera” nasce dal bisogno di smettere di nascondersi dietro le forme e tornare al contenuto. È un lavoro frutto di vita vissuta, di parole dette e non dette, di momenti che non avevano bisogno di essere abbelliti per esistere. Volevo che ogni brano fosse onesto, anche a costo di risultare fragile. Per questo alcune scelte produttive sono state radicali: ‘Il mio canto blue’ è stato registrata in un’unica take, senza ritocchi, per fermare un momento preciso della mia vita, così com’era. Come una fotografia che non puoi rifare. Questo ep è una dichiarazione di presenza, di messa a nudo dolce-amara, cruda e romantica

TACØMA traccia per traccia

Ottobre (1988) apre il lavoro con uno strumentale ampio e piuttosto malinconico, come un preannuncio di un temporale (se non proprio di una tempesta). Si passa presto alle schermaglie elettroniche di Amore immenso, uno dei due singoli che hanno anticipato l’ep: con attitudini piuttosto aggressive anche se pop, il brano corre veloce e ogni tanto rallenta per affondare il colpo di più e meglio.

Rimane in campo elettronico anche se un po’ più ragionato e con qualche nostalgia anni Novanta Serena, altro singolo che ha contribuito a fornire un taglio diverso a un ep multiforme. La fuga da una festa come esito inevitabile per un possibile rapporto a due, mentre il mondo intorno sembra piuttosto inquieto.

Si procede poi con Mama, tenero brano introdotto da una chiamata (verosimile) di rassicurazione dopo un atterraggio. La canzone è prodotta insieme al producer e beatmaker alto, ed è una dedica morbida ma non troppo sdolcinata, una sorta di riconoscimento fatto con modi quasi urban (ma con citazione lennoniana).

L’ep si chiude sulle note de Il mio canto blue, congedo morbido e avvolgente, permeato di malinconia e sorretto da voce e chitarra, poi rinforzate dagli archi.

E’ breve il nuovo ep di TACØMA ma perfetto per mettere in evidenza tutta la palette di colori e sensazioni che il pop del cantautore toscano può offrire, quando viaggia dall’acustico all’elettronico e quando soprattutto conferisce intensità a testi sempre ben scritti e attenti al dettaglio, mettendo in evidenza un talento da non sottovalutare.

Genere musicale: pop, indie

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