Lilith, il Festival della musica d’autrice sul Festival di Sanremo: “Per sempre sì” di Sal Da Vinci è contro la cultura del consenso

Festival di Sanremo 2026 Sal Da Vinci

L’edizione 2025 del Festival di Sanremo si chiudeva con Brunori Sas che commentava il podio tutto al maschile, completato da Olly e Lucio Corsi, dicendo che erano sì tre uomini, ma non rappresentati di una cultura mascolina tossica. Lo stesso non si può esattamente dire del podio 2026, e non stiamo parlando di Ditonellapiaga né di Sayf. Lo conferma il comunicato diffuso da Lilith, associazione genovese che organizza il noto festival annuale.

Sabrina Napoleone, tra le fondatrici dell’associazione, scrive così: “Come organizzatrici, cantautrici e produttrici di Lilith, Festival della musica d’autrice che nel 2026 celebra la sua XV edizione, sentiamo il dovere di evidenziare l’enorme contraddizione emersa sul palco di Sanremo, dove abbiamo visto allo stesso tempo intervenire Gino Cecchettin, padre di Giulia e oggi voce pubblica contro la violenza di genere, e premiare la canzone Per sempre sì di Sal Da Vinci.

In quindici anni il Lilith Festival ha dato spazio a centinaia di cantautrici e musiciste e ha collaborato con centri antiviolenza, promuovendo una cultura delle relazioni fondata su pari opportunità, libertà e consenso.  La canzone di Sal Da Vinci ci spaventa a partire dal suo titolo Per sempre sì, e nel suo contenuto:

“Saremo io e te / Per sempre /Legati per la vita che / Senza te / Non vale niente / Non ha senso vivere / Con la mano sul petto / Io te lo prometto/ Davanti a Dio / Saremo io e te / Da qui / Sarà per sempre Sì / soltanto sì”.

Crediamo sia un messaggio sbagliato, soprattutto in un momento storico in cui il concetto di consenso è al centro del dibattito pubblico e normativo. Un sì, in amore, non può essere per sempre, al contrario deve essere libero, consapevole, rinnovato in ogni istante e revocabile.

Ci spaventa come questa cultura del possesso a ogni costo, travestita da romanticismo da tanto al chilo, possa ammaliare e ottenere punteggi così alti sia al televoto che da parte delle giurie tecniche.  Lavoriamo ogni giorno per mettere in discussione il contesto culturale in cui un messaggio del genere viene recepito, consapevoli che, in un Paese segnato da una lunga scia di femminicidi, l’idea che l’amore coincida con appartenenza assoluta e promessa irrevocabile rischia di sovrapporsi a quell’immaginario del possesso che è alla radice di molte violenze.

Possiamo commuoverci per chi lotta contro la cultura della sopraffazione e, nello stesso tempo, premiare una narrazione che ripropone un “per sempre” senza spazio per la libertà?

Non è una questione di censura, ma di responsabilità culturale. Sanremo non è soltanto spettacolo: è costruzione di immaginario collettivo. E oggi più che mai abbiamo bisogno di raccontare relazioni fondate su autonomia, reciprocità e consenso, non su promesse eterne”.

Pagina Instagram Lilith

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