Let the Wild run at Night è il nuovo album di Koko Moon, in uscita per il collettivo romagnolo Urlaub Dischi. Un luogo notturno e viscerale dove riverberi shoegaze, pulsazioni dream-pop e tensioni elettroniche si fondono in una forma libera e istintiva, dove sentire viene prima di capire.
Let the Wild run at Night costruisce un paesaggio sonoro sospeso e notturno, fatto di bassi profondi, synth stratificati e riverberi che amplificano ogni frattura emotiva. “I wish I was a wild animal so I don’t need to explain what I was born to be” diventa il filo sotterraneo che attraversa l’intero disco: una dichiarazione di sopravvivenza, di esistenza senza giustificazioni, di sentire senza dover tradurre tutto in parole.
Koko Moon traccia per traccia
Sirio A apre il disco tra suoni che strisciano, sussurrano, si muovono pancia a terra per creare un ambito inquieto. Il cantato invece risuona abbastanza lucido, anche senza alzare troppo la voce e anche senza essere sempre intellegibile. L’ambiente in cui ci si muove è quello di un’alba sonora sperimentale e incerta, piena di sorprese potenziali.
Risuonano le corde in Little planet, che racconta partendo dal basso, con un ritmo che si fa scomposto e nervoso, e una tensione costante. Con l’ausilio di una voce maschile con cui duetta, City of Wonders apre scenari diversi e comunque abbastanza apocalittici, in cui si inserisce gradualmente ma con un senso di inesorabilità.
Rimane sommessa Red Car, che scivola piano sottopelle allargandosi un po’ per volta. I suoni sono americani ma gli istinti fanno pensare allo shoegaze, compresa una chitarra che rimane sullo sfondo e che geme più che suonare.
Love me accelera un po’, muovendosi in modo più sensuale e seduttivo, anche se poi la richiesta sembra più che altro sentimentale, anche se espressa in modi abbastanza rumorosi.
Ecco poi Sirio B, seguito ideale del brano di apertura ma anche canzone in cui la voce si sdoppia su due binari: qui Koko Moon si confronta con Marta Del Grandi, particolarmente propensa ai featuring negli ultimi tempi e sempre in grado di offrire un passaggio verso l’alto.
Un cuore selvaggio attende alla prossima curva: Wild Heart torna a giocare con sensazioni che variano sulla palette della dark wave, con un battito ripetuto allarmante.
Agile e guizzante, ecco poi Feel Everything, che contiene mondi ritmici diversi e molto cangianti al proprio interno. Passa all’italiano la molto sommessa Croste, altro brano in crescita ritmica e d’intensità.
Si chiude ancora con delicatezza: What am I looking for? è la domanda conclusiva che prevede anche qualche piccola variazione su un tema ripetuto, con una piccola coda finale che facilita l’uscita.
Fatte salve le “parentele” internazionali che sicuramente ne influenzano la scrittura, il progetto Koko Moon procede spedito a esplorare sensazioni e suoni nuovi e combinazioni inedite. La cantautrice si imbeve di voglia di sperimentazione ma è anche sempre perfettamente in grado di plasmarla in modi e sensi artistici validi e concreti: il disco trasmette energia (spesso oscura) e riesce a variare il panorama senza perdere mai forza.
Chi è Koko Moon
Koko Moon è una musicista, cantante e cantautrice nata in Italia, dalle sfumature lynchiane evoca un mondo di luci e ombre, incantando chiunque entri nel suo universo sonoro. Linee di basso decise si intrecciano a synth scintillanti, muovendosi lungo pareti di suono che si innalzano e si dissolvono nell’aria.
I ritmi scorrono attraverso melodie che si rivelano con naturalezza, mentre i testi nati direttamente da esperienze vissute, tanto sotto il sole quanto alla luce della luna, indagano sogni, notti, fasi lunari, demoni e paesaggi interiori in trasformazione.Ispirandosi all’estetica underground e shoegaze, Koko Moon fonde riverberi profondi ed effetti eterei con melodie pop avvolgenti, creando canzoni che sono piccole storie di emozioni autentiche.
Prima di intraprendere il suo percorso solista, ha suonato con Be Forest fino al 2019, esperienza che l’ha portata in tour in tutto il mondo, sui palchi di importanti festival e infine a una memorabile performance ai KEXP. Nel 2021 ha pubblicato il suo album d’esordio, Shedding Skin, segnando una tappa di trasformazione nella sua traiettoria artistica.

