Cielo e Sfacelo è il nuovo album de L’Albero: nove brani che fissano una situazione di tensione continua tra il desiderio di guardare al cielo (il sogno, l’immaginazione, la libertà) e la convivenza, più o meno forzata e accettata, con una realtà presente dove lo sfacelo avanza e la decadenza si impone. Una realtà che emargina tutto ciò che è immateriale e dove trovare il proprio spazio appare sempre più difficile.
Da questa lotta tra questi due estremi e dalla loro obbligata convivenza quotidiana, nascono le nuove canzoni che compongono il terzo disco del cantautore, con strutture più spontanee possibili, a sottolineare una molteplicità di sensazioni che si alternano nei brani, tra momenti pieni e potenti e altri vuoti ed essenziali.
L’Albero traccia per traccia
La si prende alla lontana con Fuga in Re, che ha una lunga fase strumentale prima che arrivi il cantato. Si va via ballando da tempi da incubo, con un mood morbido e sorridente, su un bel giro di basso.
Trovare un modo procede su tempi medi per allargare l’orizzonte e raccontare: anche qui si cercano sostanzialmente vie di fuga, anche se “tutto è un pensiero su come sbarcare il lunario“.
Modi sommessi e chitarra acustica per Io mi voglio perdere, che procede con cautela: “dimenticare di lavorare ed esser schiavi” è un obiettivo anche ragionevole, anche se poi la volontà dominante è quella di perdersi, ma non da soli.
Attacco soffice anche per Congedo, che poi approfondisce i battiti e aggiunge qualche sfumatura quasi psichedelica, sicuramente ipnotica. Con un richiamo probabilmente involontario ma inevitabile a Mango, ecco Oro, che non è una cover ma è una narrazione marittima ricca di metafore e di immagini. Ma il brano esplora e si espande, parla di guerra e di botanica, si fa sempre più immaginifica.
Apre acustica e poi si fa piuttosto impetuosa, anche se sempre con calma, Canzone per lo spirito, che lavora sui dettagli vocali. Dopo l’intermezzo corale Richiami, ecco In una stanza, che mantiene sonorità e struttura vintage per raccontare di un vento freddo fisico e metaforico e anche di un addio definitivo.
Molto morbido l’ingresso di Ma che follia! che chiude l’album: la luce “urla” dalla finestra, snocciolando istantanee estive e colorate. Il filo narrativo si srotola con tutta calma, tra qualche scintillìo sonoro e una sezione ritmica attiva ancorché dolce.
C’è una compostezza formale importante nelle canzoni de L’Albero, quasi una fermezza stilistica che fa contrasto con una voce che invece si rivela spesso fragile, a volte ondeggiante. Ed è su questa che si costruiscono le canzoni migliori del disco, capaci poi di esplorare spazi molto più indefiniti e di lasciare libero spazio alla creatività. Una conferma, arrivata ad anni di distanza dall’ultimo disco.
Chi è L’Albero
L’Albero è il progetto solista di Andrea Mastropietro, autore e produttore dei propri album, che mescolano la tradizione della canzone italiana con influenze internazionali. Dal suo esordio ha pubblicato due dischi, Oltre quello che c’è (2016) e Solo al sole (2020), accolti con entusiasmo da critica e pubblico. Ha collaborato con Federico Fiumani (Diaframma) e ha condiviso il palco con artisti come Riccardo Sinigallia, Dente, Shel Shapiro e Bobo Rondelli. Cielo e Sfacelo è stato anticipato dai singoli Fuga in Re, In una stanza, Io mi voglio perdere.

