Birthh, “Senza fiato”: la recensione

birthh

Dopo tre album in inglese con cui ha coltivato nel tempo grandi apprezzamenti dalla critica di settore, la cantautrice e producer toscana Birthh pubblica il suo primo album in italiano: Senza fiato, per Carosello Records. 

Il disco è il racconto di una vita divisa tra l’Italia e New York, ovvero la ricerca di una nuova identità in un mondo dominato da conflitti e tensioni. La vedremo anche dal vivo per la sua prima partecipazione al Primo Maggio di Roma e il ritorno in tour nei principali festival estivi con oltre quattordici date in tutta Italia.

Co-prodotto dall’artista stessa assieme a Chef P, giocando con la melodia del cantautorato italiano, l’alternative-pop e le influenze urban internazionali.

“Senza fiato” è l’espressione che racchiude, più di ogni altra, tutte le sfumature della fine dei miei vent’anni. La caotica, disperata, incessante corsa verso il futuro, verso qualche certezza su cui potermi appoggiare, qualcosa che la mia generazione sente sempre più lontana da sé. E mentre corro attraverso continenti, rumori, colori, asfalto duro e giardini delicatissimi, ancora mi emoziono quando guardo un tramonto; rimango coi polmoni pieni di gratitudine per questa enorme microscopica esistenza che ha così tanta bellezza dentro di sé, da lasciarmi senza fiato

Birthh traccia per traccia

Rullano i tamburi in Jumanji, che apre il disco già con una considerevole e caotica quantità di moto, per raccontare un sogno americano piuttosto convulso e sudato, in un contesto sonoro molto urban ma anche tribale, in quache modo.

Leggermente più morbidi gli istinti di Litte Rat, che dà un’altra fotografia di New York mescolata in un frullatore personale frenetico. La voglia di scappare non è superiore alla resistenza verso un ritorno non particolarmente desiderato. La voce è gentile, i concetti non sempre.

Si passa senza soste a Terminal, che è tutta giocata su percussioni che strappano e aumentano i livelli di ansia: immagini belliche si applicano a comportamenti personali e relazionali, in un gioco di contrasti e di vibrazioni piuttosto cupo.

Sempre senza staccare, ecco Truman, molto melodica, gentile e intima, con il pianoforte ad accompagnare una voce che è ancora quasi adolescenziale, e ci si sorprende nel constatarlo. Il brano è breve e accarezza, ma ciononostante colpisce.

Un’affermazione di indipendenza è al centro di Bene (da sola), brano esplicito e manifesto, con ritmi sincopati e reference nobili. I riferimenti di Total Black sono cinematografici e fumettistici, per un pezzo ricco di tensioni scomposte e l’istinto di ballare portato all’estremo. L’innamoramento “in God mode” presiede a un senso di onnipotenza temporaneo ma molto potente.

“Non abbiamo scelto di esistere”, ci dice Inferno, corale e molto immersa in contesti oscuri e aggressivi. “Come si fa a cadere all’insù?” si chiede Birthh, che cerca risposte ma anche di raggiungere il cielo, consapevole che se ci riuscirà sarà soltanto merito suo.

Momenti di dolcezza anche inaspettati ne Il Sogno, che parla ancora di angeli dannati, ma che canta tutto il sentimento di un incontro e di un innamoramento senza alcun ripensamento.

Torna a correre Canyon, che mostra una via decisamente alternativa al rock e all’elettricità: le carte si rimescolano ma anche qui non ci si può fermare, seguendo un beat irregolare e uno spirito che si potrebbe definire punk.

Senza Fiato, title track che chiude il disco, è una ballad morbidissima e acustica, molto classica per impianto e suoni, quasi anni Sessanta per certi versi. “Io non ho paura di combattere ogni giorno“: e per quanto possibile, da queste canzoni si vede.

C’è stato un momento storico recente in cui le cose più interessanti della musica italiana venivano da maschi trentenni pieni di dubbi e timidezze (Calcutta, I Cani, Brunori). Il momento è finito e ora la guida è passata senza dubbio nelle mani delle ragazze, ed è decisamente un bene.

La vitalità che trabocca dal disco di Birthh è impossibile da contenere. Il suo progetto è indubbiamente internazionale, ma la “svolta” italiana, che non è soltanto nei testi, sorprende ma conforta anche: per quanto rimanga a Brooklyn, la ragazza ha buttato un’occhiata approfondita anche di qua dall’Oceano e ha trovato quelle tre-quattro cose che le sono piaciute abbastanza da farle sue.

Ne è nato così un ibrido, nel senso migliore del termine, che mixa generi e sensazioni e corre giù per il dirupo a perdifiato, con una forza giovane dirompente e luccicante: si viaggia, si vive, si sbaglia, si passa oltre e si riparte da capo, trasmettendo sensazioni talmente abbaglianti che si rischia di restare davvero Senza fiato. Fortunati noi, a vivere in un’epoca con tutto questo talento in giro. Stupidi noi, se lo sottovaluteremo.

Chi è Birthh

Birthh è Alice Bisi: cantautrice e produttrice italiana. Nata e cresciuta tra le colline toscane, Alice ha iniziato a scrivere canzoni poco dopo aver ricevuto la sua prima chitarra in regalo per il suo 6° compleanno. Inizialmente solo un passatempo per far passare i caldi giorni estivi a casa della nonna, la sua scrittura si è progressivamente evoluta in uno strumento e linguaggio emotivo man mano che cresceva, aiutandola a crearsi uno spazio quasi terapeutico in cui poteva comprendere il mondo che la circondava. La sua fascinazione per beat e armonie l’ha spinta ad andare oltre chitarra e voce, e all’età di 16 anni investì tutti i suoi risparmi nell’acquisto di un laptop e un microfono condenser che le permettessero di produrre e arrangiare la propria musica in cameretta.

Born in the woods (2016, WWNBB collective), l’album di debutto di Birthh, è stato scritto e prodotto durante l’ultimo anno di liceo di Alice. La natura cruda delle canzoni catturò subito l’attenzione degli appassionati di musica e dei media su scala internazionale. Espandendo ulteriormente la sua audience, i singoli Chlorine e Senses sono stati inclusi nella colonna sonora della serie Netflix SKAM Italia.

Oltre a show da headliner in Italia ed Europa, Birthh si è esibita in festival quali il Primavera Sound di Barcellona, SXSW, ESNS, CMW, Ypsigrock e Home Festival, condividendo il palco con artisti del calibro di PJ Harvey, Mac DeMarco, The Temper Trap e molti altri. Ha anche aperto le date di importanti artisti internazionali, tra cui Imagine Dragons, Andrew Bird, Benjamin Clementine, Hein Cooper, Nick Murphy.

Dopo un tour no-stop dal 2016 al 2019, Alice è tornata nella sua cameretta-studio per elaborare e materializzare tre anni di emozioni, pensieri ed esperienze che sono diventate le demo per il suo secondo album WHOA (6 marzo 2020, Carosello Records). Il risultato è stata un’immersione, matura ma sempre sognante, all’interno di paesaggi sonori alt-pop, un viaggio in cui jazz, folk, soul e hip-hop si alternano giocosamente, mentre Alice fa timidamente il suo ingresso nell’età adulta, ponendosi domande importanti sulla vita e cercando risposte oneste.

WHOA è stato poi registrato ai Quad Studios di New York City da Lucious “Lou” Page (già collaboratore di Mac Miller, Boyz II Men, Solange Knowles) e mixato da Robert “LB” Dorsey (collaboratore di The Roots, H.E.R.), produttore e ingegnere del suono premiato ai Grammy Awards. I singoli Supermarkets, Yello/Concrete e Parakeet insieme alla focus track Ultraviolet (che vede la partecipazione della rapper di Brooklyn Ivy Sole) hanno raccolto l’interesse e l’apprezzamento dei media sia italiani che internazionali, per citarne alcuni: NPRClash MagazineAmerican SongwriterPaste MagazineMusic WeekTMRW Magazine e Wonderland.

Moonlanded, il terzo album di Birthh pubblicato il 1° settembre 2023 per Carosello Records, è stato quasi interamente registrato e prodotto nella Moonbase, l’home studio di Brooklyn (NY). A marzo 2020 Alice si è trasferita a Brooklyn, ma dopo un solo giorno i confini statunitensi sono stati chiusi. Nei due anni successivi, forzata a stare a un oceano di distanza dalla sua famiglia, Alice ha affrontato la pandemia da COVID-19 da artista e creativa qual è, mettendo in questione non solo tutto ciò che significa sopravvivere, ma vivere in generale.

Il tour

23/05/2026 – MI AMI – Milano
29/05/2026 – Spring Attitude Festival – Roma
06/06/2026 – La Musica Può Fare Festival – Caserta (Recale)
12/06/2026 – Artico Festival – Bra (CN)
12/07/2026 – Be Alternative Festival – Riserva FAI Giganti della Sila (CS)
15/07/2026 – Mengo Festival – Arezzo
24/07/2026 – ‘L Roc Festival – Lanzo Torinese (TO)
30/07/2026 – Fritz Festival – Sala Consilina (SA)
31/07/2026 – Viva Festival – Locorotondo (BA)
XX/09/2026 – XXXXXX Festival – Trento
20/09/2026 – Sofà So Good Festival – Torino

Genere musicale: alt-pop, urban

Se ti piace Birthh ascolta anche: Lauryyn

Pagina Instagram Birthh

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