Colla: catturare l’essenza quasi selvaggia del nostro modo di fare musica

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Colla tornano con FINIREMOTUTTIAFARCIMALE! portando alle estreme conseguenze la loro idea di suono: diretto, fisico, istintivo. Un disco registrato in pochissimi giorni, quasi come un live compresso, dove l’obiettivo non è la perfezione ma la cattura dell’urgenza nel momento in cui accade.

Ne emerge un lavoro frontale, costruito su una scrittura che mescola attitudine punk, slogan e un immaginario legato alla provincia come spazio reale, concreto, mai idealizzato. Un disco che sembra più interessato a restituire una verità emotiva che a costruire una forma levigata.

Il disco è stato registrato in pochissimi giorni, quasi come un live compresso: quanto era importante per voi preservare l’errore, la tensione e l’imperfezione, invece di rifinire tutto?

Sin dall’inizio volevamo ottenere un suono puro, viscerale, proprio per fotografare l’intenzione del momento, come fosse un live appunto. Una volta registrato, ascoltandolo, ci siamo resi conto che non dovevamo modificare niente. La sfida per noi era quella di catturare l’essenza quasi selvaggia del nostro modo di fare musica.

In FINIREMOTUTTIAFARCIMALE! sembra che abbiate tolto ancora più mediazioni, arrivando a una forma molto compatta e frontale: è un processo di semplificazione o piuttosto di radicalizzazione del vostro linguaggio?

In realtà siamo partiti con l’idea di mettere degli slogan in musica, come certi quadri della “pop art”, per far sì che le canzoni fossero subito d’impatto. Il tutto lo abbiamo mischiato con la nostra attitudine punk, quasi sgangherata, mantenendo la nostra identità, senza prenderci troppo sul serio.

Brani come Asteroide raccontano una provincia molto concreta, quasi senza romanticizzazione: quanto è centrale per voi tenere i piedi in quella realtà, invece di costruire un immaginario più universale?

La provincia è in qualche modo lo specchio, il teatro, il microcosmo che riflette quello che si verifica su scala più grande. Noi cerchiamo di raccontare le realtà più scomode, il disagio che tutti avvertiamo, urlandolo contro l’universo.

Fottetevi è un titolo e un brano che non lasciano spazio a interpretazioni: oggi per voi il punk è ancora dire le cose in faccia, oppure è cambiato il modo in cui si può essere “scomodi”?

Ci sono molti modi per essere scomodi, qualcuno ne ha fatto una moda senza però prendere una posizione precisa. Fottetevi è un manifesto per dire che non abbiamo paura di avere un pensiero critico, di andare controcorrente, pur consapevoli di non piacere a tutti. Ma chi se ne frega: ciò che conta è essere coerenti con ciò che sentiamo dentro. Per noi l’arte significa questo.

Nel disco si percepisce una forte urgenza, ma anche una specie di resistenza ostinata: i vostri personaggi sembrano sempre sull’orlo ma mai del tutto sconfitti — è una visione consapevole?

È un’invocazione a non seguire la massa, a non seguire le leggi del branco. I nostri personaggi non sono sconfitti, ma piuttosto eroi di tutti i giorni.

Questo album dà l’idea di una band che non vuole più convincere nessuno: vi interessa ancora essere capiti o conta solo restare fedeli a voi stessi?

Abbiamo sempre avuto un’urgenza espressiva, anche nei dischi precedenti. In particolare con FINIREMOTUTTIAFARCIMALE! l’intento era quello di mandare un messaggio, anche in maniera più “feroce”, a tutte le persone che fanno parte di una sana resistenza.

Pagina Instagram Colla

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