Timoria: suoni che esplodono #primadinoi

primadinoi Timoria

Senza avere la pretesa di essere enciclopedici né esaustivi, per passare agosto 2026 abbiamo deciso di raccontare, a modo nostro, e quindi con un po’ di ironia e molto rispetto, le storie relative a venti band che hanno plasmato, in modi spesso molto diversi, le sonorità e le idee dei decenni successivi. Ecco chi c’è stato #primadinoi 

Chissà dove pensava di arrivare Omar Pedrini, studente del liceo ginnasio Arnaldo, da Brescia (sia Arnaldo, sia Omar, sia il liceo) quando fondò i Sigma Six, la sua prima band importante, in cui trovano posto il batterista Diego Galeri, il bassista Carlo Alberto Pellegrini, il tastierista Enrico Ghedi.

Forse voleva solo suonare, come capita a tanti ragazzi, e non si immaginava di dare inizio a una delle avventure più importanti del rock italiano. Forse qualche sospetto gli è iniziato a venire nel 1986, quando la band, cambiati un altro paio di nomi, vince qualche concorso, compreso Rock Targato Italia. E anche un contratto con PolyGram.

Le denominazione del gruppo diventa Timoria, portato del liceo classico in cui il gruppo si è formato. Oggi osservando lo zio Omar forse non pensi che sia uno vendicativo, ma τιμωρια vuol dire appunto questo, e gli viene in mente a seguito delle prese in giro degli altri liceali che andavano in giro con le ragazze. Omar e compagni si chiudevano in sala prove, e progettavano la vendetta. E la vendetta arriverà.

Propositi di vendetta

La formazione subisce qualche rimescolamento. Come cantante arriva un bel ragazzo bresciano con una voce piuttosto promettente: Francesco Renga. Il primo ep esce nel 1988 e si chiama Macchine e dollari e contiene quattro canzoni. Invece il primo disco è del 1990, si intitola Colori che esplodono ed è il primo in assoluto prodotto da un bassista di una band già molto famosa: Gianni Maroccolo, uscito dai Litfiba.

Il titolo fa riferimento alla passione di Pedrini per l’arte, anche se poi ha in copertina un bambino che mangia la pastasciutta. Maroccolo si porta Aiazzi, Canali e Magnelli per collaborare al disco, dal quale sono estratti tre singoli: Non sei più tu, Walking My Way e Milano (non è l’America), che è accompagnata anche da un video realizzato con immagini inedite di Wim Wenders.

Un anno dopo, ecco già l’Ariston: i ragazzi si presentano al Festival di Sanremo con L’uomo che ride nella sezione “Novità” e, nonostante l’eliminazione, lasciano subito un ottimo segno, oltre ad avere la distinzione di essere stati fra i pochissimi nella storia della rassegna ad aver portato un pezzo dai chiari istinti prog (e anche fra i pochissimi che portano un testo che contiene la parola “merda”).

Il brano finisce nel disco Ritmo e dolore, una diarchia che comprende Jugendflucht, Nata dal cuore, Brucia con me e altri brani che in parte subiscono la fascinazione della new wave toscana da cui proviene Maroccolo, che produce anche questo album.

Di Storie e di Viaggi

Si muove tutto in fretta però nel mondo dei primi Timoria: è il 1992 quando cambiano manager e si affidano ad Angelo Carrara, che nel periodo ha almeno un altro cliente famoso, che si chiama Luciano Ligabue. Il Liga scrive anche un pezzo per la band, Male non farà, e se li porta in tour come spalla per i concerti di Lambrusco, coltelli, rose & popcorn.

Carrara veste anche gli abiti del produttore per il terzo album della band bresciana, Storie per vivere, che esce nel 1992 e allarga ulteriormente il successo della band, anche grazie a pezzi come la quasi title track Storie per sopravvivere, come Ora vai, come Atti osceni. In alcune canzoni, come quest’ultima, emerge la tematica degli artisti come pericolosi sovversivi, perseguitati da società oppressive e ottuse, che sarà ribadita più volte negli anni a venire. Così come quella specie di chiamata rifiutata, o quantomeno molto contrastata, verso la spiritualità e la religione ufficiale. Le qualità vocali di Renga si mettono particolarmente in evidenza in brani come Nessuno sa perché o Sacrificio.

C’è la voce e ci sono le canzoni, e probabilmente anche tutto il resto, in Viaggio senza vento, sicuramente l’opera più ambiziosa dei Timoria: un concept album sulla storia di Joe, viaggiatore in cerca di scoperte e di speranza, ricco di allegorie ma anche di sonorità particolarmente dirette e potenti. Al disco partecipano Eugenio Finardi, Mauro Pagani, Candelo Cabezas e vende oltre cinquantamila copie.

Oltre 73 minuti, ventuno fra canzoni e intermezzi, tra cui successi epocali come Senza vento e Sangue impazzito, ma anche molte altre canzoni che alimentano l’epica della band, da La Fuga a Lasciami in Down, da Lombardia a Il Mercante dei sogni, da Frankenstein a Come serpenti in amore, da Verso Oriente, cantata da Pedrini e Finardi, a Il guerriero. Al di là del successo commerciale, Omar tuttora racconta, a ragione, come sia stato questo disco a convincere i discografici che era non solo consigliabile, ma anche necessario cantare indie rock in italiano.

Visioni del futuro

Per molti versi, Viaggio senza vento è il vertice assoluto della band. Il che non significa che i risultati successivi non siano comunque di altissimo livello. Per esempio per quanto concerne la capacità di profetizzare il futuro: nel marzo 1995 pubblicano 2020 Speedball, un (preoccupato) album che parla di cose a venire. E che le azzecca più o meno tutte, possiamo dire con il senno di poi.

Già nel titolo e sulla copertina si parla di droga, ma lo sguardo si allarga anche ad altri tipi di dipendenza. Per esempio in Guru si parla della proliferazione di personaggi che si comportano da santoni (oggi li chiamiamo influencer), mentre in Speedball e Brain Machine (“Lobotomia/lobotomia/lobotomia“) si parla di mondi virtuali nei quali rifugiarsi da realtà oppressive (oggi li chiamiamo social), si racconta di un’umanità alla ricerca di un nuovi mondi da colonizzare per sfuggire da quello che ha distrutto.

Ballad avvolgenti come Senza far rumore mostrano tutte le qualità melodiche della band, che peraltro in questo particolare lavoro si fa molto elettrica e aggressiva, ai limiti del metal. Tentativi di fuga molto movimentati si provano con Sudamerica, che mette in evidenza una volta ancora l’oppressività percepita da parte di Milano.

Già due anni dopo è la volta di Eta Beta, probabilmente il disco più sperimentale del gruppo, con ospiti come Zulu dei 99 Posse e l’evidente ricerca di allargare un po’ i confini della band, esplorando anche altri lidi e aprendosi alle contaminazioni. Rispetto ai due dischi precedenti però la risposta del pubblico è un po’ meno convinta.

Lo strappo

Nel 1998 esce Senzatempo (dieci anni), la raccolta che celebra il primo decennio della band. Ma a questo punto Francesco ha già salutato: Renga decide per una carriera da solista che non ha mai smesso di deludere i suoi fan dell’epoca Timoria, Sanremo dopo Sanremo.

Dopo qualche attimo di smarrimento, la band individua Sasha Torrisi come cantante e chitarrista al posto di Renga. Pedrini intanto organizza eventi culturali e festival, si distrae un po’, collabora con l’artista Marco Lodola, il quale realizzerà anche una delle sue celebri sculture ricche di colori e di luce per 1999, il nuovo disco della band.

Ci sono poche voci caratteristiche quanto quella di Renga, questo va detto, e per Torrisi la prova è improba. Ma il disco, che vira verso toni più pop rispetto ai precedenti, tutto sommato regge. Pedrini canta un po’ di più rispetto ai dischi precedenti, per esempio in pezzi come la ballad Genova.

Va anche meglio, anche come vendite, con El Topo Grand Hotel, che esce nel 2001, riprendendo le vicende di Joe da Viaggio senza vento e allineando collaborazioni anche sorprendenti, come quella con gli Articolo 31 su Mexico.

La band torna anche a Sanremo, nel 2002, con il brano Casamia, che finirà nel disco seguente, dal titolo curioso Un Aldo qualunque sul treno magico, che è la colonna sonora del film con Fabio De Luigi Un Aldo qualunque. Siamo agli ultimi fuochi: esce un doppio cd live, poi la band si scioglie.

Pellegrini e Galeri fondano i Miura, ma poco dopo subiscono un terribile incidente stradale, che lascia Pellegrini con lesioni gravissime e su una sedia a rotelle. Omar prosegue da solista, prima di incontrare anche lui seri problemi di salute, che lo rallentano ma non lo fermano. Dopo anni di incomprensioni, si è verificato anche un riavvicinamento con Renga, con cui nel 2011 ha cantato un paio di volte dal vivo Sangue impazzito.

Che cosa sono stati i Timoria? Sicuramente un’avventura bellissima che ha ispirato tantissime band che sono arrivate poco o molto dopo. Insieme ai Litfiba sono stati il tentativo più credibile di portare rock cantato in italiano al grande pubblico, arrivando perfino a Sanremo, occupando tutti i palchi possibili e anche le classifiche, ma sempre senza snaturare né il proprio messaggio, né il proprio suono.

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