Offlaga Disco Pax: Emilia rossa tascabile #primadinoi

Offlaga Disco Pax: Emilia rossa tascabile #primadinoi
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Senza avere la pretesa di essere enciclopedici né esaustivi, per passare agosto 2026 abbiamo deciso di raccontare, a modo nostro, e quindi con un po’ di ironia e molto rispetto, le storie relative a venti band che hanno plasmato, in modi spesso molto diversi, le sonorità e le idee dei decenni successivi. Ecco chi c’è stato #primadinoi

Sono parecchie le avventure strane nel mondo della musica italiana. Ma una proposta strana quanto quella degli Offlaga Disco Pax è difficile da trovare. La band reggiana nasce nel 2003 e conclude sostanzialmente il proprio percorso nel 2014, alla morte di Enrico Fontanelli.

Tre dischi e un segno profondo lasciato nella musica alternativa italiana, grazie a uno sguardo davvero singolare, raramente privo di ironia, ma capace anche di profondità e acume difficili da ignorare. Max Collini utilizza il recitato anziché cantare, ma le somiglianze con i Massimo Volume finiscono qui: i drammi e i traumi esplorati in modo poetico, letterario, cinematografico e spesso drammatico da Clementi e compagni qui non trovano spazio.

Non che non ci sia surrealtà nelle canzoni degli ODP, ma la curiosa mescolanza di politico e privato, di poetico e prosastico fornisce sensazioni del tutto diverse, straniamenti del tutto propri. I continui riferimenti al comunismo e al socialismo sono tanto puntuali quanto, spesso, paradossali.

Peraltro Wikipedia mette tra i generi della band anche “Teatro canzone“, che evoca subito Gaber: ecco, magari qui c’è una linea di continuità ideale più interessante da seguire, ma ovviamente è tutt’altro che rettilinea.

Prove tecniche di trasmissione

Offlaga è un paesino di 4164 abitanti in provincia di Brescia (non sto copiando da Wikipedia: sono andato lì e li ho contati di persona). Attraversato dal fiume Mella, il paesino ha un’altitudine media di 72 metri sul livello del mare. Rilevanza nella storia degli Offlaga Disco Pax: scarsina.

Ma una sera del 2000 Collini vaga nella provincia bresciana cercando di andare a un concerto dei Diaframma e si imbatte nel cartello colpito da un fulmine che riporta il nome della località. Lo propone come possibile nome a Fontanelli e a Daniele Carretti, che aggiungono “Disco Pax”, per citare una canzone dei Mumble.

Ha inizio un’avventura che cammina sempre sul filo del surreale. Fin dalle canzoni del primo disco, Socialismo tascabile (prove tecniche di trasmissione), che esce nel marzo 2004, ci si rende conto delle linee lungo le quali si muove il gruppo: le sonorità flottano tra elettronica, new wave, post punk. A volte ci si trova tra suoni tipo Kraftwerk, altre volte si scivola verso derive alternative, Arab Strap e giù di lì.

Ma a rendere surreale il tutto sono le interpretazioni di Collini, che recita testi che pescano spesso dalla propria vita di ex militante comunista, con accento emiliano, dagli episodi scolastici (Kappler) alle sorprese che riserva la vita sentimentale (Khmer rossa) fino alle evoluzioni del gusto del chewing gum e relative implicazioni motivazionali e politiche (Cinnamon).

Per non parlare dei cattivi rapporti con i gestori di negozi di dischi (Tono metallico standard), che fa riferimento a Luca Giovanardi dei Julie’s Haircut, mai nominato esplicitamente, ma preso di mira in maniera discretamente pesante, anche se in realtà le due band sono talmente in buoni rapporti da aver suonato anche insieme.

Il pezzo più memorabile rimane Robespierre, per molti motivi: sicuramente per l’elenco delle cose da ricordare, che partono dall’esame di seconda elementare e dalla rivoluzione francese, per procedere a un elenco piuttosto variegato.

Sul giro ipnotico di basso si allineano Space Invaders, Berlinguer, Juantorena, i Sandinisti, gli amici passati dalle Marlboro all’eroina, Zora la vampira porno, il referendum sul divorzio, Anna Oxa, Jarmila Kratosvilova, il Toblerone. E la toponomastica reggiana con via Carlo Marx, via Ho Chi Minh, via Stalingrado, piazza Lenin… Il quartiere dove il PCI prendeva il 74% e la DC il 6% decisamente non esiste più, ma la fotografia che rimane dal brano è ancora lì.

Brano che peraltro lascia conseguenze: nel 2006 salta un concerto della band per colpa di una scritta degli ultras della Reggiana del 1986 citata nel pezzo, “Grazie Reagan, bombardaci Parma“. I gestori del locale ricevono minacce dagli ultras del Parma e cancellano. Il concerto sarà poi recuperato senza conseguenze.

Verità sintetiche

Non è che l’impatto sia dirompente, stiamo pur sempre parlando di un disco di quasi 70 minuti tutto recitato su sonorità alternative, che parla del comunismo e che sembra rivolgersi a un “tu” che sta in qualche punto tra Reggio, Cavriago, Correggio e Guastalla, tipo. No Guastalla no, che è già quasi Mantova.

Però mette così tanto e così bene sulla mappa la band che Collini e compagni vincono molti premi e partono per un tour ininterrotto di quasi due anni. Aprono anche per i Piano Magic a Legnano, e poi iniziano a lavorare sul secondo disco, Bachelite, che vedrà la luce nel febbraio del 2008. Partecipa anche Jukka Reverberi dei Giardini di Mirò, peraltro già citato in Piccola Pietroburgo, del disco precedente.

Le canzoni di Bachelite sono in perfetta continuità con quelle dell’esordio, ma in qualche modo le canzoni ritraggono una provincia ancora più depressa, con speranze sempre più ridotte, più minimali, in mezzo a sforzi paradossali anche semplicemente per mantenere un livello minimo di normalità. Tipo rubare la propria stessa auto sequestrata dalla polizia, per poi pagare comunque la multa, come in Dove ho messo la Golf?

I residui del comunismo si avvertono ancora nella narrazione di Ventrale, che racconta le gesta di Volodymyr Jaščenko, ultimo saltatore in alto capace di fare record passando sull’asticella con il ventre anziché di schiena, come nella tecnica Fosbury.

Il brano più problematico è probabilmente Sensibile, riferito alle vicende di Francesca Mambro e Giusva Fioravanti: non “problematico” perché parla male di due fascisti stragisti, quanto perché fu all’origine di un’aggressione, nel 2013, di Dario Pasini dei Disciplinatha nei confronti di Collini.

Altro pezzo curioso è Lungimiranza, che su basi sonore molto frammentate, racconta una storia vera di circolo ARCI che vede coinvolti anche un giovane cantante e un fonico alle prime armi, che a quanto pare poi faranno parecchia carriera: Vinicio Capossela e Ligabue. Ma c’è spazio per storie molto più personali e dai risvolti tragici, come Cioccolato IACP e Venti minuti. Il distacco ironico e dileggiatorio del primo disco insomma sembra aver lasciato spazio a una malinconia piuttosto feroce.

Nel 2012 arriva Gioco di società, il terzo e ultimo album, che si fa ancora più minimalista e intimo, per certi versi. Pezzi come Palazzo Masdoni o Parlo da solo mettono in mostra sonorità sempre più sintetiche e sempre meno rock, forse per sottolineare un ulteriore distacco dagli istinti più terreni e sanguigni degli esordi.

Una storia da raccontare

La vita ha sempre la meglio su tutto, e così il 4 aprile 2014 Collini e Carretti hanno l’onere tragico di annunciare la morte di Fontanelli, a seguito di una malattia. Il gruppo si scioglie e rimarrà zitto per un decennio, fino a qualche reunion per celebrare gli anniversari delle uscite dei dischi.

Un’avventura singolare, debitrice in qualche modo di quella dei CCCP ma affrontata con spirito molto diverso, anche per il fatto di arrivare dopo il crollo del comunismo e di tutto ciò che ha comportato. Collini e gli altri raccontano un mondo che non c’è più da molto tempo, restituendo tutto il paradosso di un’utopia deragliata, ma che per molto tempo in alcune zone era stata quasi una religione.

La parabola comunista è raccontata come se fosse inscritta tutta, in qualche modo, nella vita della provincia. Lo sfondo è politico ma l’intento è chiaramente quello di raccontare vite imperfette e che hanno dovuto slalomeggiare tra insidie e tentazioni facili, tipo l’eroina che ha distrutto generazioni.

Collini gira ancora l’Italia, a volte con il progetto Spartiti, insieme a Reverberi, a volte per raccontare i testi dell’indie italiano e per divertirsi. Curioso sentirlo declamare, per esempio, Pesto di Calcutta, con quell’inflessione e quel timbro con cui aveva raccontato del busto di Lenin o degli “alternativi dei miei coglioni”. Curioso ma non sbagliato: ci sono molti modi di essere alternativi e comunque ognuno deve raccontare la propria storia. E pochi hanno saputo raccontare la propria storia in maniera così dettagliata e convinta quanto gli Offlaga Disco Pax.

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