Senza avere la pretesa di essere enciclopedici né esaustivi, per passare agosto 2026 abbiamo deciso di raccontare, a modo nostro, e quindi con un po’ di ironia e molto rispetto, le storie relative a venti band che hanno plasmato, in modi spesso molto diversi, le sonorità e le idee dei decenni successivi. Ecco chi c’è stato #primadinoi
Di fatto, nell’anno di grazia 1990, i Denovo erano già finiti. Il gruppo catanese, nato nel 1982, in qualche modo pre-data tutti gli altri di cui abbiamo parlato in #primadinoi per la chiusura dei battenti. Ma tra l’82 e il ’90 il gruppo catanese ha modo di formulare una proposta musicale molto particolare e in qualche modo unica.
Nati sotto il vulcano, nonostante qualche variazione passeggera i Denovo si costruiscono intorno al nucleo costituito da Mario Venuti, Toni Carbone e i fratelli Madonia, Luca e Gabriele. Luca e Mario scrivono le canzoni, riversando il gusto per la new wave inglese, sapore che si avvertirà moltissimo nei brani del gruppo. Scelgono però di cantare in italiano, e si rivelerà una scelta vincente.
Per mettersi subito alla prova, già nel 1982 partecipano a un contest che si chiama Il rock italiano mette i denti: raggiungono la finale nazionale ma arrivano secondi. Quelli che vincono sono dei fiorentini con un nome singolare, Litfiba.
A proposito di denominazioni particolari, il primo ep dei Denovo esce per Suono Records nel 1984 e si intitola Niente insetti su Wilma: quattro brani e già una certa idea di stile.
Storie sanremesi
Entro il 1985 la band gode già di una certa fama nell’Isola ma l’ambizione si spinge al di là dello Stretto e a giusta ragione: ecco il primo disco, Unicanisai, che esce per Kindergarten e che contiene Animale, primo video e singolo, nonché primo successo. Spediscono una demo a Renzo Arbore che li apprezza e li invita a suonare a Quelli della notte.
E’ il 1987 quando esce Persuasione, secondo album con Non c’è nessuno, Se vai via, Sant’Andrea e la title track: il sound si fa sempre più plastico, le influenze internazionali più focalizzate e la capacità di scrittura fa passi in avanti evidenti. Fanno le finali di Sanremo Rock ed è lì che li nota la PolyGram, che non solo li mette sotto contratto e pubblica il loro nuovo disco, Così fan tutti, ma li riporta anche a Sanremo, stavolta per la manifestazione di febbraio, quella più celebre.
All’Ariston portano Ma che idea, in un’edizione che vede come ospiti fra gli altri i New Order ma soprattutto Paul McCartney e George Harrison, il che per due beatlesiani come Venuti e Madonia non è trascurabile. Vince Ranieri che ha perso l’amore, i Denovo arrivano ventiquattresimi ma sono felici di aver lasciato un segno dove contava.
Così fan tutti contiene anche Un fuoco, che flirta un po’ con il synth pop e che ha un groove notevole di basso: l’ideale per accedere, e accendere, l’edizione 1988 del Festivalbar. Ci sono altre partecipazioni televisive, per esempio nello show Giallo condotto da Enzo Tortora.
Il successo e la fine
Venuti dalle Madonie a cercar Carbone è il titolo del disco seguente, che esce nel 1989 e che vede alla produzione un altro catanese piuttosto illustre, Franco Battiato. Mi viene un brivido, con quel giro un po’ XTC e quell’ironia leggera ed elegante, è il successo più duraturo della band.
Che, sembrerebbe, è lanciata verso mete ambiziose. E invece no: le mete decidono di perseguirle procedendo sparpagliati. Mario Venuti e Luca Madonia danno il via alle rispettive carriere soliste. Ogni volta che i quattro per un motivo o per l’altro si riuniscono su un palco ricevono valanghe di applausi, consensi e nostalgia dai fan.
Succede anche, di nuovo, a Sanremo, nel 2008, quando per una sera celebrano una reunion per accompagnare Venuti che è in gara con A ferro e fuoco, sotto lo sguardo attento di un altro signore cresciuto sotto l’Etna, Pippo Baudo.
Un’altra delle avventure curiose e singolari di cui la storia delle band italiane è costellata, si potrebbe dire. Ma anche un notevole esempio di innovazione sonora “gentile”, plasmata in modo da non cozzare in modo dirompente con le radici della canzone italiana, ma di cambiarle, adeguarle, renderle più vicine al presente e agli istinti europei. E’ durata quanto è durata, ma è stato un bellissimo viaggio.

