La Crus: storia di un connubio possibile #primadinoi

Senza avere la pretesa di essere enciclopedici né esaustivi, per passare agosto 2026 abbiamo deciso di raccontare, a modo nostro, e quindi con un po’ di ironia e molto rispetto, le storie relative a venti band che hanno plasmato, in modi spesso molto diversi, le sonorità e le idee dei decenni successivi. Ecco chi c’è stato #primadinoi 

Una volta ho intervistato Mauro Ermanno Giovanardi, credo nella sede della Warner, ed è stata una delle chiacchierate più lunghe della mia vita da giornalista. Non perché lui fosse particolarmente logorroico, né perché lo sia io; e non ho un ricordo particolarmente di quello che ci siamo detti: era la metà degli anni Novanta e la memoria è quella che è.

Ma ho una memoria invece molto chiara di una sensazione di piacevolezza della conversazione, di una chiacchiera non forzata, tra amici quasi, benché faccia a faccia l’abbia visto quella volta e mai più. E in fondo anche i dischi dei La Crus mi hanno sempre ispirato questo tipo di sentimento. Come se, a prescindere dai temi trattati, dalle parole usate, dai suoni più o meno contemporanei, ci fosse un sentimento unificante positivo, famigliare, quotidiano quasi.

E non è evidentemente il “quotidiano” che normalmente si associa alla scrittura delle canzoni del pop, dove tendenzialmente si fa a gara per usare un lessico sempre più povero e banale (“ho scritto questa canzone in un quarto d’ora”: bravo, vantati anche). E’ un quotidiano che sa di normalità e che ciononostante viaggia, come un funambolo, ben al di sopra del terreno della banalità, lo guarda dall’alto ma senza superiorità, anzi con una benevolenza malinconica che è quella dei poeti, soprattutto decadenti.

Un duo ma anche un trio

Il nome La Crus, di per sé, porta enigmi: intanto è uno dei pochissimi gruppi musicali ad avere una denominazione milanese (“La Croce”, letteralmente). E si tratta di un duo che però suona in tre: ci sono Cesare Malfatti, chitarrista e tastierista che arriva da un’esperienza con gli Afterhours, il già citato Mauro Ermanno Giovanardi, ex Carnival of Fools, e c’è Alex Cremonesi, che è a tutti gli effetti il propugnatore del gruppo, ma che non ama particolarmente il palcoscenico e preferisce stare in disparte, tendenza che si accentuerà ulteriormente nel corso degli anni. Così per tutti La Crus significa soprattutto Giovanardi-Malfatti.

Gli incroci con Agnelli e Afterhours nei primi anni saranno frequenti e importanti, compresa la firma con la Vox Pop. Ma ben presto la vena della band prende strade proprie, anche perché ci sono esperimenti sonori a firma Malfatti, ma c’è anche un percorso cantautorale molto forte, che si incentra prima di tutto sui testi di Giovanardi ma anche su un mood complessivo che non si smarrirà mai del tutto.

Anzi, il legame con i cantautori “storici” (meglio se un po’ reietti e maledetti) è centrale in tutte le prime uscite pubbliche della band: Il vino di Piero Ciampi è la canzone scelta per la prima esibizione, al programma Tortuga di Raitre, con Agnelli al piano, Mox Cristadoro dei The Carnival of Fools alla batteria e Bruno Sinno alla tromba. E altre comparsate significative si verificano in compilation-tributo a Fossati e a Battiato, particolarmente importanti e seminali in quella metà degli anni Novanta.

Del resto tra le prime esibizioni live e l’esordio omonimo che esce per WEA nel 1995, la formazione mostra tutte le radici cantautorali rivestite di sonorità contemporanee. Una miscela che non può non attecchire in terreni molto fertili: vincono la Targa Tenco, il Premio Ciampi e altri riconoscimenti, ma incominciano a farsi conoscere anche al grande pubblico, per esempio grazie al Concertone del Primo Maggio, sempre nel 1996.

Dentro i glitch della realtà

Le collaborazioni si susseguono: Patty Pravo, Nada, Gino Paoli, Alan Sorrenti, Cristina Donà entrano in una sorta di lineup che affianca il lavoro della band. Dentro me, del 1997, porta a compimento gran parte degli istinti che si erano già avvertiti: ci sono pezzi come la title track e La finestra di casa mia che lasciano impressioni pronfonde e intimiste, mentre Correre procede in direzione ipercinetica e opposta. Sempre e comunque, anche se con stili diversi, cercando di manifestare il disagio del quotidiano, lo sfasamento tra realtà e desideri, la minaccia del vivere in questa società e in questa contemporaneità.

Arriva presto anche il terzo disco, Dietro la curva del cuore, con le collaborazioni con Cristina Donà e Carmen Consoli e con un’attenzione crescente: il brano più significativo è forse quello d’apertura, Soltanto amore, ma ci sono molti episodi notevoli, cantati con voce profonda e sincerità, mentre la realtà intorno si concede mille glitch.

Dopo Dietro la curva del cuore il gruppo si prende una sorta di pausa operosa: esce Crocevia, che è un (ottimo) disco di cover, ma soprattutto si approfondiscono i legami con il mondo della letterattura, dell’arte, anche del teatro, amore intenso, ricorrente e ricambiato.

Verso la fine

Nel 2003 esce Ogni cosa che vedo, e di lì a poco il gruppo si allarga con gli ingressi di Leziero Rescigno e di Luca Saporiti. L’attività è piuttosto incessante, Giovanardi inizia anche a fare cose per conto proprio, come il reading-concerto Cuore a nudo e il festival Assalti al cuore. Che sia già un segnale di necessità di maggiore autonomia non è dato sapere, fatto sta che nel 2005 esce Infinite Possibilità, che porta con sé in apertura La prima notte di quiete, con Mario Venuti. Ha inizio un lungo tour che, di fatto, si concluderà tre anni dopo con lo scioglimento della band e la pubblicazione del live Io non credevo che questa sera.

La fase “forte” della produzione dei La Crus è finita: c’è stato un cuore, sanguinante, della produzione, che ha rallentato i battiti. Ma che talvolta dà ancora qualche segno di sé: per esempio già nel 2011, a sorpresa, i La Crus si presentano a Sanremo con Io confesso, che arriva addirittura sesta nella classifica generale che viene sconfitta soltanto da Vecchioni per il Premio Mia Martini.

Non è però una reunion e Giovanardi e Malfatti ci tengono a sottolinearlo subito. Questo non impedirà loro però di rimettersi in tour insieme nel 2019, e poi ancora nel 2023, quando, oltre al tour, arriva anche un disco, Proteggimi da ciò che voglio, che fa il possibile per riaccendere nostalgie nei vecchi fan della band.

Che cosa rappresentano/hanno rappresentato i La Crus nella musica italiana? La storia di un connubio possibile. Non solo tra Malfatti e Giovanardi (e occasionalmente Cremonesi e altri). Ma anche una via moderna, contemporanea, costruttiva di vedere la canzone d’autore italiana togliendole di dosso la polvere, regalandole qualche brivido sintetico, portandola nel nuovo millennio con qualche fardello in meno ma anche con altrettanta profondità, intuizione, capacità di osservazione. E poesia, che è una medicina per tutti i tempi malati. A giudicare da quello che è successo dopo, magari non da tutti, magari non sempre, ma la lezione qui e là è stata appresa, ampliata, ulteriormente aggiornata.

Pagina Instagram La Crus

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