22simba, “Miria”: la recensione

22simba, “Miria”: la recensione

Ci sono artisti capaci di attirare rapidamente l’attenzione districandosi con scioltezza nel panorama musicale italiano, sia per capacità liriche che per scelte stilistiche, arrivando a raccogliere non pochi consensi dai colleghi e dal pubblico.

Uno di questi è sicuramente 22simba, all’anagrafe Andrea Meazza, rapper ventiquattrenne originario di Saronno che ha saputo evidenziarsi fin da subito per la sua attitudine e determinazione.

Venerdì 18 settembre è uscito Miria, il suo secondo album ufficiale per Universal Music Italia, un intenso percorso narrativo diviso in tre atti che punta a validare ancora di più l’originalità e credibilità del giovane artista.

Il titolo del disco è un omaggio diretto a sua nonna, Miria per l’appunto, dichiarata fulcro d’ispirazione di tutto il progetto e figura affettiva molto importante. All’interno dell’album non mancano collaborazioni con nomi di spicco della scena rap italiana quali Guè, Tedua, Sayf, 18K, Paky e Promessa.

22Simba traccia per traccia

Sono qui è l’intro dell’album, uno scenografico climax musicale dove Andrea racconta l’importanza di seguire una direzione con la consapevolezza del proprio passaggio e della propria esistenza. Qui troviamo subito il primo colpo di scena, la voce che interpreta la traccia è quella di Arisa, ospite a sorpresa del disco.

Abercrombie: inizia il primo atto con 22simba che ripercorre frammenti del suo passato arrivando fino al presente, con la grinta e la “fame” che l’hanno reso quello che è oggi, senza rinnegare nulla. Si palesa tutta la determinazione e la crescita derivate dal suo percorso artistico e personale. Il titolo è dato dalla messa in mostra della sua visione più materialista delle cose, come dichiarato dall’artista stesso.

In Sipario troviamo il primo e per niente casuale featuring dell’album: Promessa; giovane talento milanese nonché caro amico di 22simba. La traccia si presenta come autentico esercizio di stile e conferma la sintonia che c’è tra i due artisti, con scambi di barre taglienti e concetti profondi spalmati sulla strumentale che cambia e si adatta a loro.

Dichiarata dallo stesso Andrea come traccia più esplicativa del primo capitolo di Miria, Valle dei Re punta a evidenziare immediatamente la determinazione dell’artista raccontando tutti gli sforzi necessari a raggiungere i propri obbiettivi, senza mai rinnegare se stessi e le proprie origini. Il brano suona da subito come i più grandi classici di 22simba, con un flow d’impatto e concetti sulla vita che mettono in risalto le sue capacità liriche e tecniche. Tra le barre più rappresentative troviamo nel ritornello “Per cambiare vita ne ho vissute un po’” a rimarcare la forte voglia di rivalsa presente da sempre.

“Frate mica siamo ricchi, siamo solo poveri arricchiti”: non è tutto oro quello che luccica e non sempre il denaro è sinonimo di felicità. E’ questo il messaggio che arriva da Arricchiti, traccia che vede 22simba accompagnato dal colosso del rap italiano Guè. Molti sono i riferimenti al lusso e ai beni materiali, alle certezze e al vuoto interiore, con la costante ricerca di una felicità lontana dal possesso e dalla superficialità dell’apparenza.

Ancora una volta la presenza di Guè si rivela una scelta azzeccata quando si trattano tematiche relative al denaro e alle sue conseguenze, rendendo questo brano uno dei più maturi dell’atto I.

Freedom è il brano che conclude il primo capitolo di Miria e conduce l’ascoltatore verso lo step successivo, lasciando trasparire un Andrea più vulnerabile ma al tempo spesso ricco di speranza. Due strofe intime divise da un forte ritornello melodico mettono a nudo l’artista, mostrandone fragilità e insicurezza, ma sempre viste con lo sguardo della determinazione.

Secondo atto

Il secondo atto si inaugura ufficialmente con Miria, title track e cuore pulsante dell’intero progetto. 22simba cambia la precedente narrativa materialista contrapponendola alla figura di sua nonna Miria, una donna dalla vita umile devota agli affetti e non al superfluo. Andrea mette due generazioni molto diverse a confronto e si interroga sulle differenze facendosi portavoce per chi è sempre alla ricerca di una soddisfazione materiale, in forte contrapposizione alla semplicità e ai valori della nonna, senza però colpevolizzare mai quella fame o la propria voglia di riscatto.

Si percepisce in modo netto il cambio di direzione rispetto all’atto I, trovando concetti più profondi e riflessivi.

Un nulla è già qualcosa condiviso tra persone“: in Soldi e mattoni si intensifica l’importanza di rincorrere una ricchezza personale anziché materiale, fatta di legami e persone, storie ed esperienze che restano. Nonostante il sound del brano risulti leggero e quasi spensierato, il tema centrale risuona forte e chiaro: essere ricchi dentro è la vera fortuna, il vero obbiettivo da perseguire.

Il viaggio introspettivo dell’artista continua passando anche attraverso domande e insicurezza personali arrivando a Un come non un perché, brano che punta a dare qualche risposta e rendere più consapevoli. Ospite nella seconda strofa l’artista genovese Tedua, altra penna del panorama italiano molto apprezzata per la sua sensibilità e originalità.

Nonostante l’inevitabile cambio di vita derivato dal successo permangono vuoti e mancanze interiori ancora da riempire, evidenziando sempre di più i concetti chiave di questo atto II.

Ne vale la pena si può riassumere come la vera e propria “love song” del disco, una traccia che cambia le sfumature dettate finora e apre a nuova luce. Il brano vanta una collaborazione molto importante, quella di Sayf, altro giovane astro nascente della musica italiana.

I due artisti si lasciano andare esponendo le rispettive visioni sull’amore e raccontando sentimenti e ricordi di vita, scavando in loro stessi trovano l’importanza della stabilità emotiva assieme alla persona giusta.

Già dalle prime frasi di 2 passi dal cielo non uno in più si capisce che questo è il brano riflessivo che serve a guardarsi dentro, nel bene e nel male, arrivando alla consapevolezza dei propri limiti e del proprio equilibrio. Andrea lascia emergere la sua parte più fragile senza vergogna, ripercorrendo il suo percorso in maniera lucida e con la determinazione che lo contraddistingue, senza smentirsi mai.

La traccia è sicuramente una delle più radiofoniche di Miria, risultando un giusto e prezioso tassello di questo secondo e più maturo capitolo ormai verso la conclusione.

Cercavo un difetto per collegarci“: Ti darò è la traccia che chiude l’atto II, approfondendo ancora di più il concetto precedente, dando sfogo a timori ed emozioni dell’artista, in un’atmosfera malinconica che sposa perfettamente il concept comunicativo.

22simba si apre completamente sulla strumentale arrivando a un vero confronto con se stesso e usando parole mature, alternate a immagini di speranza e cambiamento, per incarnare quasi la figura di ‘faro guida’ per chi è all’ascolto. Una degna conclusione di questo secondo atto di Miria, il più rappresentativo dell’album, che va a riconfermare le doti artistiche del rapper di Saronno.

Terzo capitolo

Il terzo e ultimo capitolo di questo disco si inaugura con la traccia Non era, un insieme di atmosfere e visioni più cupe rispetto alle tracce precedenti per far giugnere subito all’ascoltatore il cambio direzionale intrapreso.

Non era dà modo a 22simba di esporre le paure e i sensi di colpa derivanti dalle sue scelte di vita, culminando nella parte finale con uno sfogo personale a tutti gli effetti urlato in faccia al mondo. Senza dubbio una delle canzoni più sperimentali e inaspettate di Miria.

Eravamo tutto fumo, vendevamo solo quello, a fare spalla a spalla per un decennio“: è fondamentale mantenere fede e memoria alle proprie origini, alla famiglia, agli amici e al luogo di appartenenza: questo è quello che ci comunica l’artista in Provinciali, brano che ci riporta subito ad atmosfere e tematiche già affrontate nell’atto II.

Andrea ripercorre i ricordi della sua vita a Saronno passando per luoghi e persone a lui care, ricordandosi sempre l’importanza di imparare dai propri errori e farne tesoro. Provinciali suona come quei classici che hanno reso 22simba l’artista acclamato che è oggi, sempre in “comfort zone” quando si trattano tematiche legate alle origini e al background personale.

$1/1$ è il brano dell’album in collaborazione con l’eccentrico giovane rapper 18K, anch’egli recentemente salito alla ribalta e presente nel roster di Universal Music. I due artisti raccontano una diversità apparente che ci distingue tutti, ma al tempo stesso ci accomuna in quanto esseri umani, inseguendo un concetto di unicità irraggiungibile e spesso controproducente.

Per quanto si possa perseguire i propri obiettivi o sentirsi speciali alla fine siamo tutti tessere dello stesso puzzle, tutti uguali nelle gioie e nei dolori. Nota di merito per la formula del ritornello di 22simba, tra i più singolari di tutto il progetto.

Il viaggio sta volgendo al termine, lasciandosi alle spalle i dubbi e le incertezze dell’atto II e aprendo lo sguardo al futuro. Pass per il paradiso vede la partecipazione dell’ormai affermato rapper Paky, autore di hit come Rozzi e Non scherzare, capace di regalare una delle strofe più intime all’interno di Miria.

La traccia risulta perfetta per questo ultimo capitolo, così centralizzato sul ritorno alle proprio radici, offrendo una visione matura su ciò che è stato è ciò che sarà. La domanda centrale che traspare è: cosa resterà davvero quando tutto questo sarà finito?

Dio mi ha dato tutti questi soldi però poi ho contato solo le cadute“: la penultima traccia di Miria, intitolata C’è chi piange e piove, è una visione immersiva di tutte le consapevolezze acquisite da 22simba durante il viaggio. Andrea tira le somme e, arrivati a questo punto, analizza il percorso e unisce tutti i puntini, palesando la crescita personale avvenuta e riassumendo le tematiche chiave di questo suo nuovo album.

Victory lap chiude definitivamente questo terzo atto nonché l’intero progetto del giovane rapper, presentando una forte dualità sonora che simboleggia il cambiamento avvenuto nel lungo percorso. Andrea ha affrontato i suoi demoni, è cresciuto e maturato avendo ora ben chiare le sue priorità: quello che prima sembrava senso di inadeguatezza ora diventa consapevolezza di chi si è e del perché lo si è, senza vergogna.

L’approccio deciso e le barre taglienti all’interno della traccia decantano tutto il senso di accettazione che l’artista vuole far trasparire a chi si sente come lui, confermando 22simba come uno dei nuovi nomi più rappresentativi della sua generazione. Victory lap rappresenta la degna chiusura di questi tre atti biografici alla scoperta di se stessi.

Miria è a tutti gli effetti un tipo di progetto fortemente introspettivo capace di mostrarci tutta l’evoluzione costante di un giovane artista che sta cambiando la sua vita, con lo sguardo fisso al futuro ma un’occhio sempre rivolto alle proprie origini.

22simba ha saputo raccontarsi e mettersi a nudo come mai prima d’ora in un disco che si prende il suo tempo per essere capito e farsi capire, tra domande e risposte, gettando un’ampia base di aspettativa su ciò che potremmo sentire in futuro.