Siamo abituati a riempire ogni spazio vuoto. Una pausa diventa un’occasione per controllare il telefono, un viaggio per produrre contenuti, una serata libera qualcosa da organizzare. Persino il tempo per noi stessi sembra dover avere uno scopo.
Cani Randagi, il nuovo singolo di Deira parte invece da un gesto apparentemente rivoluzionario: fermarsi. Nel nuovo singolo l’artista mette in discussione una società che misura continuamente il valore delle persone attraverso ciò che fanno, producono e raggiungono.
E propone una parola che oggi sembra quasi avere una cattiva reputazione: noia. Non come vuoto sterile, ma come territorio in cui può nascere qualcosa che non avevamo programmato. Un ritorno a quella dimensione del tempo in cui non tutto deve essere ottimizzato e ogni esperienza non deve necessariamente diventare utile. La canzone diventa così un invito a uscire dalla ruota automatizzata e a recuperare un rapporto più autentico con se stessi.
Abbiamo chiesto a Deira cosa succede quando, finalmente, smettiamo di correre.
Viviamo in un’epoca in cui persino il tempo libero sembra dover essere produttivo. Quando hai capito che anche il “non fare” poteva avere un valore e non essere semplicemente tempo perso?
Quando tutto diventa automatizzato, quando non cerchi più, quando non hai più parentesi di vita in cui sei curiosa e quando tutto anche quello che prima ti piaceva fare diventa un “devo”… è il campanello d’allarme per capire che il “non fare” non è tempo perso… anzi è un tempo necessario.
“Noia” è una parola quasi provocatoria oggi. Non siamo abituati ad abitarla, dobbiamo combatterla immediatamente. Che cosa pensi che abbiamo paura di incontrare quando rimaniamo davvero senza stimoli?
Abbiamo paura dei nostri pensieri, abbiamo paura delle nostre stesse paure, dei nostri stessi desideri. Siamo esseri pensanti ma ultimamente rifuggiamo dai pensieri, per paura di ascoltarci. E anche quando siamo soli non siamo soli siamo in compagnia di noi stessi e come dice jovanotti in una canzone “Io lo so che non sono solo anche quando sono solo …”
C’è qualcosa di profondamente controcorrente nell’idea di fare una cosa senza trasformarla in un obiettivo. Qual è l’ultima cosa che hai fatto semplicemente perché ti andava di farla, senza chiederti a cosa servisse?
Quando ti lasci guidare dall’istinto: possono essere piccole cose. Per me è stato cambiare strada quando facevo sempre la stessa, sedersi fuori in una panchina e guardare il cielo, cucinare qualcosa di diverso senza averlo programmato e sapere il risultato.
Anche la musica può essere vittima della logica della produttività: pubblicare, promuovere, esserci, mantenere alta l’attenzione e poi ricominciare da capo… Come riesci a proteggere la parte più autentica della tua scrittura da questa pressione?
Ci sono stati periodi più difficili da gestire altri più facili, ma mano riesci a conviverci e dare il giusto peso alle cose trovando un tuo equilibrio, un tuo modo.
Se la noia è davvero una porta verso la creatività, quale spazio vorresti che “Cani Randagi” riuscisse ad aprire nella vita di chi la ascolta?
Cani Randagi è un invito a fermarsi, a uscire dalla ruota dell’automatizzazione, e allo stesso tempo è un confronto con chi sta crescendo e magari si sente solo perché improvvisamente certe cose cambiano.
Ognuno nel proprio spazio di “noia” sarà portato a fare qualcosa di giusto per lui se si ascolta e lascia che la noia lo attraversi.
Siamo abituati a riempire ogni spazio vuoto. Una pausa diventa un’occasione per controllare il telefono, un viaggio per produrre contenuti, una serata libera qualcosa da organizzare. Persino il tempo per noi stessi sembra dover avere uno scopo.








