Gospel, “Gospel”: la recensione

gospelI Gospel debuttano con un disco omonimo: dieci canzoni ricche di rock ma anche con qualche eco di blues, soul, r&b. La storia dei Gospel inizia cinque anni fa dalla spinta cantautorale di Lorenzo Balice. Le sue canzoni hanno una funzione terapeutica e nascono dall’esigenza di esorcizzare il proprio vissuto, di parlare con se stesso apertamente. Per questo motivo scrive seguendo emozioni dettate dal momento, un’ispirazione umorale e non sistematica.

Entrano a far parte del progetto Stefano Dal Lago al basso e Andrea Roncari alla batteria, dando vita alla band. Il primo album è il racconto di questi anni di lavoro, la naturale continuazione del percorso musicale e umano che i tre hanno intrapreso.

La scelta della produzione artistica non poteva che ricadere su Marco Ulcigrai (Il Triangolo / I Ministri), loro compaesano e amico da sempre. Finite le registrazioni, seguendo il consiglio di Marco, la band decide di ampliare le proprie soluzioni chiedendo a Riccardo Ligorio di unirsi come secondo chitarrista, tastierista e corista.

Gospel traccia per traccia

Dopo l’introduzione rapida e acida di Ogni piccola guerra, si giuge a La Rivalsa, che alza lo spessore elettrico e si presenta con il passo pesante. La coda del pezzo invece affina le sensazioni e lascia spazio ai percorsi della chitarra. Entra un po’ di funk fin dall’inizio di Scarpe inglesi, pezzo movimentato e parzialmente oscuro, che nasconde in pancia una rabbia non immediatamente percepibile.

Maggio rallenta la corsa, si chiude in una malinconia difficile da superare, mescolando sensazioni acustiche ed elettriche. Lampo Fulmine parte da piccoli scintillii, guadagnando poi fiato e volume mentre percorre tratti pop-rock di stampo brit. Fango e terra si occupa una nuova diarchia abbassando i toni e usando la chitarra acustica, in un pezzo in cui emergono influenze poco viste fin qui nell’album.

La parentesi acustica si dissipa, lasciando spazio all’elettricità e al drumming pesante di Abbi pietà, senza dubbio uno dei pezzi più significativi del disco, anche grazie a una coda strumentale particolarmente sofferta. Piccola donna adduce qualche soluzione dal sapore un po’ vintage, giocando con le luci e assaporando suoni “d’altri tempi”, per citare il testo della canzone stessa.

Giuda sceglie sensazioni drammatiche e di nuovo qualche sonorità acustica. L’aggressività sottopelle che si avverte nella canzone e in buona parte del disco, si scioglie ne La Mattina di Natale, l’ultimo pezzo del disco, con il quale il nome della band rivela qualche tipo di attinenza.

Disco ricco di personalità, il primo dei Gospel. Le canzoni sono ricche di emozioni e conferiscono l’importanza giusta a testi e suoni. Per quanto possa suonare contraddittorio, si tratta di un esordio “maturo”.

Se ti piacciono i Gospel assaggia anche: Verdena

Rispondi

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi