Schena, “Canzoni ad uso interno”: la recensione

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schenaIrma Records ha pubblicato Canzoni ad uso interno, primo disco da solista (ma non esordio) per Schena, cantautore e compositore bolognese. L’idea dell’album è nata dalla scoperta del quasi dimenticato giornalista e poeta italiano di inizio novecento Ernesto Ragazzoni. Così presentato dal comunicato stampa: “Gran sostenitore, per pigrizia, indolenza o estrema intelligenza del fare “buchi nella sabbia” contro la folle iperattività dei suoi contemporanei, inventore delle “pagine invisibili”; “le pagine invisibili” ossia quelle pagine che rimangono in testa, le più libere e pure. Proprio per questo le sue opere stampate sono rare e lasciano la sorpresa della scoperta. Ecco, Canzoni ad uso interno cerca di aprire ma non troppo il cassetto delle “pagine invisibili”.

Canzoni ad uso interno è stato registrato nel corso del 2016 presso il Myoki Studio di Bologna da Andrea Recchia mentre la parte di editing missaggio e master è stata realizzata dallo stesso Schena con la preziosa supervisione di Enzo Cimino (Mariposa). Il disco vede la collaborazione di alcuni amici, fra gli altri Marco Frattini (C’mon tigre), Francesca Stella Riva (The Please), Fabio Galliani ed Elio Pugliese (Ocarinamania, Arama). Tutti i musicisti hanno contribuito agli arrangiamenti, suonando e partecipando intimamente.

Schena traccia per traccia

Meglio così è la prima traccia del disco, che parte da una base semplice di voce e chitarra (e ironia) per poi arricchirsi in corso d’opera. A seguire un altro pezzo morbido ma agile come Giugno. Qualche spigolo in più emerge da Buchi nella sabbia, praticamente una canzone manifesto. Molto più tranquille le atmosfere della molto malinconica e struggente Dormi.

Dopo un’intro moderata, Istinto di sopravvivenza si anima di fuochi pop e di sonorità elettroniche, per una canzone meno composta del resto del disco. Scarafaggio si dimostra filastrocca a tema animalistico/infantile. Un’altra storia recupera un po’ di fisarmonica e ritmi cadenzati, per conservare quella narrativa morbida che caratterizza tutto il disco.

Non ci penso più a te si confronta con l’ingratitudine della poesia con un mood musicale vagamente jazzato. Sentimenti morbidi, tra malinconia dolce e ironia un po’ appuntita, quella de Le stelle ridono di noi, con i fiati ad amplificare i sentimenti. Sapori antichi e sound movimentato per Canzone in una noce, che chiude (bene) il lavoro.

Schena si cimenta con canzoni scritte e realizzate in proprio e supera la prova in agilità. Il disco non è la quintessenza dell’originalità assoluta, nel senso che si attiene ai canoni del cantautorato, ma è portatore di idee creative e di un buon uso della tradizione stessa.

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