What unites divides è il primo disco per il progetto Abi’s eye. Abi’s eye è la storia di un bambino cieco e del suo palloncino magico che gli permette di vedere dentro il cuore delle persone. Una fiaba musicale che sogna di diventare un giorno un cartone per tutte le generazioni. Abbiamo intervistato David Aberrà per chiedergli qualche dettaglio in più.
Come nasce il progetto Abi’s Eye?
Abi’s eye nasce da un disegno fatto a diciassette anni e ritrovato solo dieci anni più tardi, e dall’intuizione folgorante della complementarietà dei due personaggi.
Il disco è la storia di un bambino cieco e del suo palloncino magico. Puoi raccontare come nasce il concept?
L’idea di concept era volta sin da subito a inglobare la mia produzione musicale e sviluppare al contempo quella figurativa.
In una prima lunga fase, ventiquattro foto/illustrazione sono state accompagnate da brani musicali da queste ispirati: la metà sono stati selezionati e masterizzati e compongono questa prima uscita discografica.
Al momento mi sto dedicando al disegno e al primo giocattolo di Abi’s eye, un pezzo unico creato con maestria e ingegno dal grande amico e artista Pietro Barcaccia.
E se da un lato Abi’s eye vuole essere una fiaba in divenire, di un bambino cresciuto che prosegue la sua esperienza, in questi anni ho lavorato anche alla stesura di uno script e il sogno sarebbe quello di riuscire un giorno a realizzarne un cartone.
Il disco è suddiviso in moltissimi brani estremamente brevi, mai più di due minuti e mezzo e molto spesso poco più di un minuto. Perché hai deciso di articolare in brani così sintetici il disco?
I brani sono stati ispirati e pensati per delle foto e descrivono un istante dilatato, per questo hanno spesso la parabola di un fuoco di paglia.
Posto che il tuo progetto è piuttosto singolare, quali sono i tuoi capisaldi musicali?
Sono un vero fagocitatore di musica e mi sento attratto dalla ricerca che riesce a conservare un suono semplice e puro.
Ho difficoltà a fare nomi perché la lista sarebbe davvero infinita, sono però molto curioso di sapere cosa ci sentono gli altri.
Hai intenzione di suonare dal vivo? E se sì hai già deciso come esibirti?
Sto lavorando da tempo allo sviluppo di un live di canzoni nuove, che saranno cantate e dalle sonorità più hi-fi.
Il prossimo materiale sarà a suo modo qualcosa di molto diverso e al tempo stesso più convenzionale.
L’unica sicurezza è che avrò con me un palloncino con un occhio.
Abi’s Eye traccia per traccia
Si parte in morbidezza con le sensazioni sparse di Take Care, brano “lungo” rispetto agli altri del disco (è uno dei tre che superano i due minuti).
Always There si basa su un giro “stretto” e su alcune percussioni, prima di lasciare rapidamente spazio a To Follow, più vibrata e in crescita dal basso verso l’alto.
Tutta elettronica e punteggiata di suoni Playing, mentre Time Prairies ha un passo più soft e un andamento molto tranquillo e pensoso.
C’è un cantato poco più che accennato in A Gentle Touch, che rotola con lentezza e passo marcato, ma sempre in atmosfera gentile.
Un giro di chitarra piuttosto insistente anima A Nice Day, brano dotato di un certo dinamismo e di una crescita spontanea.
Fly Me mette in piedi alcuni contrasti fra basso e alto, con un battito continuo a fornire struttura e una melodia composta di suoni delicati.
Piccoli scampanellii invece danno ritmo a Hollo, mentre Here You Were offre suoni contornati da voci di bambini che giocano all’aperto.
Per una volta altisonante, ecco poi Truly True, con un drumming molto sonoro. Il finale è riservato alla gentile Now I See You.
La colonna sonora di una fiaba, fatta di tanti piccoli movimenti: Abi’s Eye compone un quadro originale e suggestivo, forte di sensazioni brevi ma oguna pregna del proprio senso.

