Tersø, “Fuori dalla giungla”: la recensione

Fuori dalla giungla è il nuovo album della formazione bolognese Tersø, in uscita per Vulcano. Il disco, anticipato dal singolo Lynch, segue il debut ep L’Altra Parte, che ha conquistato pubblico e critica risultando tra gli esordi più significativi del 2017.

Le canzoni del disco sono nove reazioni, nove diversi modi per fuggire fuori dalla giungla. La vera avventura è così, per i Tersø, evadere dalla giungla, non rimanerci: scappare, per tornare alla versione più nuda e sincera di quello che siamo, una strada alternativa per riuscire ad aprire un passaggio e tornare a guardarsi davvero.

Tersø traccia per traccia

Si parte da Le frasi, primo brano dell’album condito da grandi dosi di elettronica, a fornire un contorno adeguato alla voce e ai contenuti del testo, di marca cantautorale.

Ecco poi proprio Lynch, il singolo, che ha un ritmo più serrato e un’ambientazione più notturna, quasi dark wave.

Ci sono ritmi dance e techno che si aggirano alla base di Stramonio, piuttosto tirata e acida. Sensazioni sospese accolgono l’ascoltatore in Sembra, calma nei modi ma gonfia di dubbi.

Apparenti consapevolezze si raccontano ne Le promesse, ma presto il tavolo si ribalta e mostra la parte in ombra della medaglia.

Si arriva a rapporti più carnali in Metamorfosi, che è alimentata anche da un drumming molto muscolare.

Petali apre in modo severo, annunciando prossime alluvioni ed esplosioni in un’aria spessa e difficile da respirare.

Si parla di futuri lontani in Libellule, in una storia piuttosto inquietante di messaggi interrotti, aerei scomparsi, sentimenti persi.

Lunga introduzione strumentale quella de La tigre bianca, che cresce piano e piano fa crescere un climax sonoro ed emotivo sempre più drammatico.

Il nuovo disco dei Tersø trasmette sensazioni e umori misti, tra sonorità del tutto contemporanee e testi scritti con attenzione e intelligenza.

Genere: synth pop

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