Giancane, “Non ti riconosco più”: la recensione

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Giancane pubblica Non ti riconosco più, il terzo album, quasi del tutto strumentale. In questo lavoro, Giancane mette da parte la sua cifra stilistica abituale, quella dei testi tristi su musica felice, per esplorare una malinconia più nuda e viscerale. È un disco nato dalla necessità di dare un suono a stati d’animo che non sempre trovano spazio nei ritmi serrati di un album tradizionale.

Il cuore dell’opera risiede nel rapporto creativo con Zerocalcare: un “orecchio neutro” a cui affidare pezzi che, nati al pianoforte, sembravano destinati a rimanere privati. La forza di queste tracce emerge proprio nell’incontro con le immagini, una sintesi che le trasforma dando loro un senso nuovo e un ricordo meno amaro.

Nell’album c’è anche il brano scelto da Zerocalcare per la sigla della nuova serie animata Netflix Due Spicci, prodotta da Movimenti Production, parte di Banijay Kids & Family, in collaborazione con BAO Publishing.

Giancane parla così del processo creativo che ha accompagnato l’album:

Mando sempre i pezzi a Michele perché mi fido del suo ‘orecchio neutro’: se una cosa arriva a lui, allora ha senso. Di solito come Giancane scrivo testi tristi su musica felice, ma spesso mi ritrovo al piano a fare musica puramente triste che non trova quasi mai spazio all’interno di un disco. Vedere queste tracce associate alle sue immagini le ha trasformate, dando loro un ricordo nuovo e forse meno amaro. È come se questi suoni, che ho scritto e interpretato, avessero finalmente trovato il loro posto

Racconta, invece, Zerocalcare:

Non so se è una coincidenza, lo spirito del tempo o la disperazione generazionale, ma, ogni volta che Giancane mi faceva ascoltare qualcosa, mi rendevo conto che stava mettendo in musica le atmosfere esatte della serie a cui stavo lavorando. Per questo, oltre alla sigla, anche molti pezzi sono finiti ad accompagnare alcuni dei momenti a cui sono più affezionato di Due Spicci

Giancane traccia per traccia

Una certa amarezza, condita con sensazioni affini all’indie rock anni Novanta, fa da sfondo a Non ti riconosco più, title track che apre il disco: il brano è cantato con rabbia e si fa sferzante quasi subito.

Tutt’altra atmosfera quella di Non si sa mai, breve composizione per solo pianoforte che si propone con tristezza. La strumentazione si allarga in Nigur, che prevede anche la sezione ritmica a sottolineare momenti un po’ più drammatici. Il finale si fa elettrico.

Costruzione differente, molto più elettronica, quella di Ottanta, che fa evidentemente riferimento al decennio, con un mood synth pop e un beat dance. Siamo in aria simile con Novanta, che sembra pescare dall’immaginario sonoro degli 883 o giù di lì.

Un mood un po’ alla Stranger Things caratterizza invece Hansia, che instilla un loop e poi ci costruisce sopra, tensione dopo tensione. Ritorna al pianoforte e alla malinconia Non vi riconosco più, reprise solo ipotetica della title track.

Rispetta il proprio titolo Depressione sospesa, che si fa cupa e approfondisce i toni, anche grazie a una seconda parte in cui entrano nuovamente gli strumenti più affini al rock. Una botta alla Calibro 35 arriva con Totem, inseguimento poliziottesco con fiati e un po’ di funk.

Rimane molto vivo il groove anche con Gusci vuoti, che cresce gradualmente prima di un finale improvviso. Di nuovo il piano in Poveri, che torna a battere strade molto melodiche e piuttosto sconsolate.

Di nuovo in ambito 80s gioca Midnight, con un beat più affine alla new wave e un bel giro di basso. E a proposito di basso, ecco Emo Panico che sui bassi gioca l’apertura per poi sviluppare linee fluide e malinconiche.

Doppia rilettura finale con Panico (instrumental), canzone da corsa e da battaglia, e con Non ti riconosco più (instrumental), che prosegue su idee movimentate ed elettriche.

Una faccia diversa, quella proposta da Giancane in questo disco: che non fosse soltanto quello di Vecchi di merda si sapeva già, ma la propensione allo strumentale e alla composizione anche delicata si poteva anche disconoscere, almeno fino a oggi. E invece eccola qui in tutte le proprie sfumature, spesso molto lontane dal mondo del pop e del cantautorato comunemente inteso.

Spogliate dell’ironia e di certi recinti pop, appunto, le composizioni di Giancane riescono a muoversi in grande libertà, sia che le si accosti alle immagini della fitcion di Zerocalcare, sia che le si ascolti di per sé, rivelando fra l’altro tutte le influenze di cui si abbevera la composizione del musicista romano.

Genere musicale: strumentale, pop

Pagina Instagram Giancane

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