Alberto Bianco, “Camaleonte”: la recensione

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Bianco torna con Camaleonte: un viaggio nel cambiamento, quello rivelatorio, che costringe a guardarsi dentro per davvero. Undici tracce stampate su vinile bianco, che spogliano la scrittura del cantautore torinese da ogni sovrastruttura e riportano tutto all’essenza della musica, tra cantautorato, intimità analogica e una poesia che abbraccia caos, leggerezza e malinconia. 

Un viaggio che diventa illustrazione e vive tra le facciate di un prezioso gatefold disegnato a mano dai Cabani Bros, studenti della TheSIGN Comics & Arts Academy di Firenze. 

Le registrazioni sono state fulminee per catturare l’anima di ogni brano nella sua dimensione più autentica. Tutto prende forma in una sola settimana a Torri in Sabina, insieme a Roberto Angelini Andrea “Fish” Pesce. Così nasce “Camaleonte”, dal respiro rarefatto di un arpeggio nato a 2300 metri in Val di Susa a confessioni appena sussurrate, tutto ripreso su un Tascam a quattro piste.

Il camaleonte è l’immagine perfetta di tutto questo. Un animale che cambia pelle ma resta sempre se stesso. Un essere fragile e mimetico, che osserva il mondo con due occhi indipendenti, capace di guardare contemporaneamente al passato e al futuro. Forse è proprio quello che provo a fare anch’io, ogni volta che scrivo una canzone

Alberto Bianco traccia per traccia

Introduzione strumentale dal sapore malinconico per il disco: A casa di Mimì apre il lavoro su toni particolarmente morbidi e avvolgenti. Il cantato arriva con Due parole, che parla di piccole ferite, di lacrime, di luce e di promesse del liceo. Un incedere morbido e narrativo che entra rapidamente sottopelle.

Si apprende poi che Il tempo è un bastardo, sapori antichi e giri di chitarra ripetuti per una melodia che si perde nei meandri del tempo. Una ricerca insistita che a un certo punto cambia passo e si fa quasi impetuosa.

Cambia decisamente ritmi L’amore è anarchia, che accelera per raccontare di marinai, di amore, di sopravvivenza e di anarchia che non si fa comandare. Nuovo intermezzo strumentale con A casa di Mimì II, stavolta in termini molto sognanti.

Ricordi tra fine infanzia e inizio adolescenza caratterizzano Assiere: prime sigarette, primi baci e primi amori “senza farlo apposta”, per un brano caratterizzato da pensieri e ricordi sparsi.

E dopo un ulteriore intermezzo, 4:32 am, ecco Camaleonte, title track piuttosto soffice. Tuffi e cadute sulla ghiaia, sbronze e cose che non cambiano nel tempo, compresa l’impossibilità di capire. Elliott Smith è sullo sfondo di un brano decisamente lo-fi e intimo.

Strumentale un po’ più allungato, ecco poi Il serpente maculato dei cespugli, che nasconde il senso di minaccia tra sonorità non così aggressive.

C’è un po’ di funk ad animare l’andamento di In treno, ricca di propositi, per lo più irrealizzabili. Ritmi alti e sonorità ruvidine per Prenditi bene, invito a ignorare le asperità della vita per cercare di affrontare il mondo con spirito positivo anche se le circostanze, diciamo così, non sono proprio favorevoli.

A proposito di cantautori ingiustamente sottovalutati: non è che in giro ci siano tantissime penne del livello di quella di Alberto Bianco, che continua a essere un segreto ottimamente custodito, nonostante duetti eccellenti e grandi canzoni firmate anche per altri.

Ma al di là della fama e delle opportunità, Bianco prosegue a produrre musica che riesce a incastrare benissimo idee cantautorali molto italiane e ispirazioni internazionali di grande livello. E ne emerge un (altro) lavoro importante, lavorato in una settimana ma meritevole di essere riascoltato molto a lungo.

Genere musicale: cantautore

Se ti piace Bianco ascolta anche: Colapesce

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