Colapesce, “Egomostro”: la recensione

Perché c'è attesa quando esce il disco di un artista importante? Perché si pensa che possa imprimere una svolta o confermare una tendenza presente all'interno del suo o di altri generi.

Il nuovo disco di Colapesce, indubbiamente uno dei capilista della musica italiana intelligente di oggi, si muove più verso le conferme che verso le svolte, anche se non è privo di spunti di novità.

Egomostro, viaggio nei segreti intimi di ognuno come nella vanità dell'epoca contemporanea, giustifica le attese. Coprodotto insieme a Mario Conte, nel disco appare una squadra di musicisti composta da Giuseppe Sindona (storico bassista di Colapesce e in passato anche di Mario Venuti), Alfredo Maddaluno (Fitness Forever, Atari e Meg), Fabio Rondanini (Niccolò Fabi, Afterhours, Calibro 35), Vincenzo Vasi (Vinicio Capossela), Alfio Antico, Gaetano Santoro (Aretuska), Benz (Meg, Vinicio Capossela).

Colapesce traccia per traccia

L'intro potrebbe essere fuorviante: Entra pure parte tranquillissima (anche se parla già di "fucile carico a paure"), ma lascia presto spazio a una martellante Dopo il diluvio, che su ritmi rock appoggia suoni di provenienza varia, dal dream pop all'elettronica, in un brano che cambia passo e che incide fin da subito.

Certo però il gioco sonoro è più articolato di un dualismo forte/piano: con Reale infatti si imbocca una strada media, né troppo dolce né troppo aspra, innervata dal suono del sax.

Si ammorbidisce il discorso con Sottocoperta, che riprende il ben noto tema dell'esplorazione del corpo femminile, con analogie geografiche.

A caratterizzare la title track Egomostro è un testo che prende di mira i vizi contemporanei, dal selfie alle diete, che vanno a comporre pezzo per pezzo l'egocentrismo che caratterizza l'epoca.

Le vacanze intelligenti prosegue sulla stessa onda di pensiero, con passo molto morbido e sonorità pop: analogie e differenze tra una visita alla Biennale di Venezia e una relazione amorosa emergono con dolcezza.

Si va sul biblico con L'altra guancia, che opportunamente si riveste di un manto sonoro composto soltanto da arpeggi di chitarra elettrica, oltre alla voce morbidissima.

Si alzano i ritmi e si utilizzano percussioni di provenienza lontana con Copperfield, che ha un andamento sincopato e che muta durante il percorso. Il tutto parlando di emozioni, con un tessuto sonoro molto ricco di particolari.

Con Brezsny l'atmosfera, pur rimanendo molto leggera, si arricchisce ulteriormente di profumi e anche di un po' di elettricità. Per la cronaca Rob Brezsny è l'autore degli oroscopi piuttosto surreali pubblicati in Italia dal settimanale "Internazionale".

Si torna a viaggiare in atmosfere molto ovattate con Sold Out, appoggiata su nuvole di dream pop, solo lievemente smosse da qualche spuntatura di percussioni qui e là.

Mai vista regala battiti subacquei e anche sonorità che fanno riferimento al pop italiano degli anni Settanta e Ottanta. Maledetti italiani, com'è ovvio, elenca una serie di vizi locali, ma senza sfuggire all'autocritica.

Passami il pane suggerisce il problema di fondo delle relazioni amorose, il tutto in un gioco elettronico basato su ripetizioni soffuse e un feeling da soul music. Esci pure chiude il disco facendo da perfetto contraltare all'introduzione.

All'apparenza il disco può apparire un po' frenato dalla paura di strafare, ciononostante le sensazioni che trasmette sono estremamente piacevoli.

Il complesso dei messaggi e delle emozioni trasmesse anzi non ha nulla di minimalista: si tratta di un flusso molto importante e che, si intuisce, parte da zone molto profonde.

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